I livelli di colesterolo nel sangue sono legati, non solo all’attività del fegato ed al nostro quotidiano regime alimentare, ma anche all’azione remota svolta dal cervello.
E’ stato identificato un nuovo meccanismo regolativo dei livelli endogeni di colesterolo, molecola considerato come un importante fattore di rischio cardiovascolare.

Il colesterolo è una molecola lipidica, componente fondamentale della membrana di tutte le cellule animali. Esso è scarsamente idrosolubile e va ad inserirsi all’interno del doppio strato fosfolipidico della membrana cellulare.
Il colesterolo intervenendo nella formazione e nella riparazione delle membrane cellulari si comporta, insieme alle molecole proteiche, come una sorta di filtro che regola il passaggio di sostanze attraverso la membrana cellulare stessa.

Questa molecola è coinvolta nella biosintesi della vitamina D, degli ormoni steroidei e degli ormoni sessuali, quali androgeni, testosterone, estrogeni e progesterone.
L’uomo produce fisiologicamente, in modo autonomo, la maggior parte del colesterolo necessario alla sue cellule, mentre solo una piccola parte (in media circa il 10% del fabbisogno totale giornaliero) viene assunta attraverso l’alimentazione.
La maggior parte del metabolismo del colesterolo avviene infatti nel fegato.

Il colesterolo non è libero nel sangue, ma si lega a specifiche proteine di trasporto, formando le lipoproteine. A seconda del tipo di trasportatore con cui si complessa, il colesterolo si classifica come VLDL (a bassissima densità), LDL (a bassa densità) e HDL (ad alta densità). Circa il 60-80% del colesterolo circolante nel sangue risulta essere nella forma LDL. Le lipoproteine LDL possono rilasciare il colesterolo a livello della parete endoteliale dei vasi, contribuendo alla formazione della placca ateromatosa tipica dell’aterosclerosi. All’opposto le lipoproteine HDL rimuovono il colesterolo dalle arterie e lo riportano al fegato.

L’azione opposta lipoproteine LDL-HDL dovrebbe quindi complessivamente garantire un buon equilibrio nei livelli ematici di colesterolo. In questo senso, il colesterolo è solo uno, ma non l’unico, fattore di rischio per malattie cardiovascolari: fra gli altri, ricordiamo il fumo, l’obesità, l’ipertensione, il diabete.

E’ importante ricordare come una corretta alimentazione vada a beneficio non tanto della quantità di colesterolo assunta con la dieta bensì della produzione endogena della molecola.
Con un approccio strettamente naturalistico, si può scegliere di consumare più tè verde, sostanza che va ad inibire un’importante enzima nella sintesi del colesterolo, e meno caffè, bevanda che tende ad innalzare la colesterolemia totale, riducendo inoltre l’assunzione di carboidrati, precursori del colesterolo.
E’ noto inoltre come l’attività fisica aerobica (corsa, ciclismo, ecc.), condotta a media intensità, sia in grado di aumentare la frazione HDL delle lipoproteine (quella cioè che rimuove il colesterolo dalle arterie).

Appare quindi come il controllo del colesterolo ematico possa essere raggiungibili da molteplici fronti. In questo contesto, un gruppo di ricercatori dell’Università di Cincinnati (Ohio) ha delineato una nuova via di controllo della colesterolemia, che passa attraverso l’ipotalamo.

L’ipotalamo è una ghiandola posizionata centralmente, all’interno dei due emisferi cerebrali. Questa struttura anatomica è deputata a numerose funzioni, fra cui il controllo dei meccanismi autonomici periferici, dell’attività endocrina, della termoregolazione, del sonno.
Nell’ipotalamo è espresso un particolare recettore proteico (MC4R) che viene riconosciuto e legato dalla grelina. Questa, detta anche ormone della fame, è una molecola prodotta da specifiche cellule dello stomaco, la cui sintesi aumenta a digiuno e diminuisce circa un’ora dopo il pasto.
Nello studio, pubblicato su “Nature Neuroscience”, emerge come la grelina, legandosi al recettore MC4R nell’ipotalamo, attua un controllo remoto sul fegato, diminuendo il riassorbimento del colesterolo da parte dell’organo stesso, con conseguente aumento della colesterolemia.
Ulteriori ricerche saranno necessarie, avendo i topi dei livelli di HDL fisiologicamente più elevati rispetto a quelli dell’uomo. Tuttavia, questo studio offre nuove prospettive allo sviluppo di farmaci anticolesterolo che abbiano come specifico target il meccanismo regolativo mediato dalla grelina.
(da Roberto Insolia-GO articoli)