Il cancro della cervice uterina rappresenta il secondo tumore maligno nella donna. Il gruppo tecnico nazionale Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia) presenta risultati positivi in merito al programma di screening nazionale, mediante Pap test, per il tumore al collo dell’utero.

Il cancro della cervice uterina è una neoplasia maligna che si sviluppa nell’estremità inferiore dell’utero.
L’utero è l’organo dell’apparato femminile dove si stabilisce la cellula uovo dopo la fecondazione da parte dello spermatozoo e dove quindi si sviluppa l’embrione durante la gravidanza. L’utero ha la forma di un imbuto rovesciato, con la parte superiore che costituisce il corpo dell’organo e l’estremità inferiore, più ristretta, chiamata collo o cervice.

EPIDEMIOLOGIA
Il cancro della cervice uterina rappresenta, a livello mondiale, il secondo tumore maligno nella donna. Sebbene la maggioranza delle donne nel corso della propria vita non mostri complicazioni a seguito di un’infezione virale potenzialmente in grado di sviluppare questo tumore, in Italia si stimano circa 3.400 nuovi casi all’anno. Il tasso di incidenza è di 10 casi ogni 100.000 donne, con circa 1.000 decessi.
Negli ultimi anni, è stato evidenziato un significativo trend di diminuzione sia nell’incidenza della patologia che nella mortalità ad essa legata.

ANATOMIA
La cervice rappresenta il collegamento anatomico tra l’utero e la vagina. Il collo dell’utero, per circa la metà della sua lunghezza, può risultare visibile con adeguate attrezzature mediche mentre il resto si colloca al di sopra della vagina, più all’interno.
Due differenti tipi di cellule epiteliali rivestono la cervice: cellule colonnari, ciliate, a singolo strato sono presenti nella parte superiore rivolta verso l’utero; cellule squamose, appiattite, disposte a strati su una membrana basale rivestono la zona più prossimale alla vagina.
La zona di transizione definisce il punto anatomico di incontro fra questi due tipi cellulari. Questa zona è per sua natura fisiologicamente soggetta al fenomeno della metaplasia, cioè la trasformazione reversibile da un tipo cellulare all’altro, a seguito di precisi stimoli (la pubertà, il regolare ciclo mestruale, la menopausa).

Tuttavia, il fenomeno della metaplasia può assumere i connotati di una trasformazione non più fisiologica e strettamente controllata: l’epitelio colonnare può venire infatti sostituito da un tessuto epiteliale, squamoso di tipo metaplastico.
La maggior parte dei tumori della cervice si sviluppa dalle cellule che si trovano proprio nella zona di transizione.

CAUSE
E’ noto come il principale fattore di rischio per lo sviluppo del tumore alla cervice sia l’infezione da Papilloma virus umano (HPV). A livello mondiale, l’infezione da HPV rappresenta la più comune infezione a trasmissione sessuale negli adulti.
Alcuni ceppi di questo virus sono infatti in grado di interferire con la fisiologica trasformazione metaplastica a livello delle cellule della cervice, portando allo sviluppo di una neoplasia maligna.

Alcuni fattori sembrano aumentare il rischio di insorgenza del tumore alla cervice: il fumo di sigaretta, una dieta povera di frutta e verdura, l’obesità, la co-infezione da Clamidia, la famigliarità per questo tumore (sebbene al momento non siano stati identificati geni responsabili di un aumentato rischio).

VACCINO E PAP TEST
L’uso del profilattico e la vaccinazione rappresentano delle efficaci misure che possono limitare le possibilità di infezione, pur non garantendo la totale immunità.
Attualmente in Italia è in commercio un vaccino contro l’infezione da HPV. Questo vaccino, di tipo proteico, è efficace contro i ceppi di HPV-16 e HPV-18, responsabili di circa due terzi dei casi di tumore al collo dell’utero. Lo stesso vaccino è inoltre efficace contro le infezioni da HPV-6 e HPV-11, responsabili del 90% circa dei condilomi genitali.

Generalmente le prime fasi dello sviluppo tumorale sono asintomatiche ed anche successivamente la sintomatologia può non essere facilmente riconducibile al sospetto di una patologia tumorale. E’ importante comunque prestare attenzione ad eventuale dolore durante i rapporti sessuali, oppure perdite anomale di sangue, per esempio dopo un rapporto sessuale, tra due cicli mestruali o durante la menopausa.

La strategia di prevenzione assolutamente raccomandata è quella dei regolari controlli ginecologici.
Nel corso della visita, infatti, può essere effettuato il Pap test, un esame indolore e veloce che permette di identificare la presenza di cellule pre-cancerose. E’ raccomandabile che ogni donna, a partire dall’inizio dell’attività sessuale e comunque non oltre i 25 anni e almeno fino ai 70 anni, si sottoponga al Pap test, ogni 2 anni.

PROGRAMMA DI SCREENING NAZIONALE
Il programma di screening nazionale prevede l’esecuzione del Pap test, ogni tre anni, da parte delle donne nella fascia di età 25-64 anni.

Nel 2007 le donne italiane inserite nel programma di screening sono state circa 12 milioni (pari al 72% della popolazione target).
Soprattutto le donne di età superiore ai 35 anni, con un buon livello di istruzione, si sottopongono al Pap test.
Il programma di screening si sta espandendo sempre di più in Italia, pur essendoci ancora una carenza di partecipazione nel Sud e nelle isole.
Questo è quanto emerge dai dati del gruppo tecnico nazionale Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), il sistema di sorveglianza sanitaria creato dall’Istituto superiore di Sanità.

Risulta come il 75% delle donne tra 25 e 64 anni abbia effettuato almeno un Pap test negli ultimi tre anni, come raccomandato dalle linee guida.
Fattore importante nella scelta di fare il Pap test appare essere il livello di istruzione. Il 72% di donne con il titolo di studio più alto ha fatto il test, rispetto al 66% di quelle con livello di istruzione più basso.
In parallelo, anche la condizione economica risulta avere un peso sulla decisione di accedere al programma di controllo. L’83% delle donne senza problemi economici ha eseguito il Pap test, rispetto al 65% delle donne con difficoltà economiche.

Complessivamente è auspicabile una sempre più capillare informazione in merito al programma di screening per il tumore della cervice uterina, a fronte del fatto che il Pap test rappresenta la strategia più efficace come prevenzione secondaria all’insorgenza di questa patologia.
(da Roberto Insolia – Comunicati-Stampa.net)

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