Il tumore al seno è attualmente il tumore più frequente nel sesso femminile. Attraverso sofisticati studi di espressione, sono stati individuati dodici geni che si associano alle forme più aggressive di questa patologia. Si aprono possibili scenari per la sintesi di nuovi farmaci anti-tumorali e per l’impiego di efficaci marcatori prognostici del tumore al seno.

Il seno è una struttura anatomica localizzata tra la pelle e la parete del torace: è costituito da un insieme di ghiandole, tessuto connettivo ed adiposo. L’insieme delle strutture ghiandolari prende il nome di lobulo, la cui aggregazione multipla forma un lobo. Nel seno vi sono solitamente da 15 a 20 lobi.

Dal punto di vista embriologico, il seno in entrambi i sessi origina dal medesimo tipo di tessuto. Durante la pubertà nella donna, contrariamente all’uomo, l’azione degli ormoni estrogeni porta ad uno specifico sviluppo della ghiandola mammaria.
La ghiandola mammaria nella donna è deputata alla produzione del latte. I dotti collegano la massa ghiandolare, localizzata all’interno della mammella, con l’esterno a livello del capezzolo, consentendo il fluire del latte materno.

TUMORE AL SENO
Il tumore al seno colpisce 1 donna su 10.
Attualmente è il tumore più frequente nel sesso femminile, seguito dal tumore del colon-retto, del polmone, dello stomaco e del corpo dell’utero.

Esso è dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che vanno incontro ad una trasformazione maligna. Queste cellule maligne possono produrre delle metastasi, cioè possono staccarsi dal tessuto di origine invadendo distretti anatomici circostanti (linfonodi ascellari) e, successivamente, anche altri organi.

Il cancro al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata precocemente.
Solitamente, il tumore al seno nelle fase iniziali non causa alcun dolore. In questo senso, l’autopalpazione è una tecnica che può consentire alla donna di individuare precocemente piccoli noduli, palpabili.
Attualmente la mammografia rappresenta il metodo più efficace per fare diagnosi precoce. Le linee guida suggeriscono l’esame mammografico ogni 2 anni dopo i 50 anni di età, tenendo comunque in considerazione la storia personale e familiare di ogni donna.
In Italia vi sono programmi di screening mammografico, in corso o in via di attuazione in gran parte delle Regioni, che prevedono l’esecuzione di una mammografia ogni due anni nelle donne tra i 50 e i 69 anni.

LA VARIABILITA’ DEL GENOMA UMANO
Attraverso il completamento della prima sequenza del genoma di Homo sapiens, realizzata nel 2001, ed i successivi studi di caratterizzazione funzionale e molecolare delle sue 3 miliardi circa di basi del DNA, è stato possibile delineare l’architettura generale del nostro genoma.
La comparazione dei genomi di individui diversi ha poi dimostrato come essi siano fondamentalmente identici se non per una piccola porzione, pari a circa lo 0,1% della loro lunghezza totale.

In questo 0,1% risiede la variabilità genetica della specie umana.
Tale variabilità comprende sia rare variazioni genetiche (mutazioni), potenzialmente responsabili di malattie ereditarie, che quelle varianti più frequenti nelle popolazioni (polimorfismi), quindi verosimilmente benigne.
Le varianti comuni all’interno del genoma umano possono interessare sia la singola base del DNA (sostituzioni di base, dette single nucleotide polymorphisms; SNPs), che regioni più ampie (ripetizioni oppure rimozioni di un numero relativamente elevato di basi, dette copy number variations; CNVs).

A fronte della benignità attribuita a SNPs e CNVs, essendo queste variazioni genetiche frequenti nelle popolazioni, vi sono evidenze scientifiche di come, in specifici contesti molecolari e cellulari, anche queste varianti possano essere alla base di meccanismi patogenetici.
In particolare, nel caso la ripetizione o rimozione di una lunga sequenza di DNA (CNV) interessi una regione codificante (gene), deputata per esempio al controllo della crescita cellulare, questo può rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di cellule cancerogene.

ESPRESSIONE GENICA ALLA BASE DEL TUMORE AL SENO
Nel caso la sequenza di un gene sia stata rimossa oppure risulti replicata più volte all’interno del genoma, questo potrebbe alterare i livelli di espressione del gene (quantità di RNA messaggero). Potrebbe anche avere effetti sul prodotto del gene stesso (concentrazione o funzionalità della proteina), all’interno della cellula. E’ noto come questi processi possano risultare alterati nelle cellule tumorali.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Goteborg ha studiato un centinaio di donne con tumore al seno, focalizzandosi sulla spiccata variabilità, in termini di DNA e di proprietà biologiche, tipiche delle cellule del carcinoma mammario.
I ricercatori, attraverso l’impiego di tecniche molto avanzate, hanno misurato la quantità di DNA e di RNA messaggero in ogni tessuto tumorale. Complessivamente 15 regioni genomiche diverse hanno mostrato dei livelli alterati, in termini di espressione genica o numero di copie di DNA, in almeno un quarto dei campioni tumorali analizzati.

In particolare, 12 geni sono stati associati alle forme più aggressive di tumore al seno.
Tre geni infatti erano maggiormente espressi in quelle donne che risultano decedute entro 8 anni dalla diagnosi, rispetto alle pazienti con una sopravvivenza maggiore. Altri 9 geni invece sono risultati meno espressi nelle forme tumorali con prognosi più infausta.

Questi dati suggeriscono come i prodotti di questi geni possano avere un effetto sulla progressione del tumore, in termini di crescita e capacità di metastasi delle cellule cancerogene. Il testare ripetutamente l’espressione di questi geni, in corso di terapia anti-tumorale, potrebbe consentire il monitoraggio, a livello molecolare, dell’efficacia della terapia farmacologica in atto. La precisa caratterizzazione dei prodotti proteici di questi geni potrebbe inoltre rappresentare il target per nuove terapie farmacologiche.

Complessivamente, la conferma di questi dati potrebbe suggerire il dosaggio precoce dell’espressione di questi geni, come marcatore prognostico nello sviluppo del tumore al seno.
E’ auspicabile nel futuro, attraverso l’esecuzione di un prelievo ematico contenente cellule tumorali circolanti, la possibilità di fare diagnosi precoce per lo sviluppo del tumore al seno, in modo molto mirato e assolutamente poco invasivo.
(da Roberto Insolia – Comunicati-Stampa.net)