Quando i delfini si alleano

Femmina di delfino dal naso a bottiglia con i cuccioli. (Cortesia: P. Asprey)

I cetacei mostrano sorprendenti capacità di interazioni sociali.

Il cane è il miglior amico dell’uomo, forse l’animale con il quale riusciamo a interagire nel modo più appagante. Lo scimpanzé è invece la specie animale più vicina alla nostra dal punto di vista evolutivo. Ma che cosa sappiamo dei delfini? Il delfino è un mammifero marino ed è intelligente. Sì, ma quanto intelligente?

Dalla splendida Shark Bay, la “baia degli squali” nell’ovest dell’Australia, e dal lavoro del gruppo di ricerca di Richard Condor, dell’Università del Massachusetts a Dartmouth, arrivano delle sorprendenti risposte. I protagonisti delle ricerche, pubblicate on line su “Biology Letters” e sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, sono 121 maschi e 52 femmine di delfino dal naso a bottiglia (Tursiops truncatus), probabilmente la specie più famosa. Flipper del telefilm, per intenderci.

Facciamo una premessa: le femmine adulte di delfino sono fisiologicamente disponibili per l’accoppiamento ogni quattro-cinque anni. Provate a immaginare negli immensi oceani i solitari maschi di delfino che nuotano, nuotano per cercare il cibo, ma soprattutto per trovare una compagna con cui mischiare il proprio DNA e riprodursi. E’ un’impresa difficile. Nel corso dell’evoluzione gli intelligenti delfini maschi hanno quindi deciso di unire le forze. Ecco che due o tre maschi si alleano e formano un piccolo gruppo, per avere più chance di accoppiamento. Ma la tensione sale fra questi gruppi di maschi, le femmine disponibili sono poche e si innescano le prime contese. Per i maschi l’obiettivo è chiaro, per la Natura altrettanto: bisogna riprodursi per perpetuare la specie. Si è dunque sviluppato un secondo livello di alleanza: gruppi diversi, composti da pochi maschi, possono decidere di cooperare per incrementare ulteriormente le possibilità di accoppiarsi. Ma questo non smorza le tensioni fra i gruppi appena formati, alleati di secondo livello. Anzi, i combattimenti ritualizzati per contendersi le femmine si fanno più cruenti. I ricercatori hanno dimostrato come la spinta riproduttiva da una parte e la capacità di interazione sociale dall’altra siano tali che i delfini hanno sviluppato un terzo livello di alleanza. Gruppi differenti di maschi, alleati al secondo livello ma in precedenza indipendenti, riescono a capire che è giunto il momento di un armistizio ed è meglio perseguire l’obiettivo comune. Questa non è etologia maschilista, bensì la prova di un’evoluta capacità di socializzazione da parte dei delfini. Inoltre questo tipo di interazione fra individui diversi si colloca a un livello più evoluto rispetto a quanto finora ci hanno mostrato le altre specie a noi più simili, cioè gli scimpanzé.

Sembra che i delfini abbiano risolto bene il problema dell’accoppiamento. Ma le difficoltà non sono finite. Nella Shark Bay ci sono gli squali, ovviamente. E rappresentano un grosso pericolo per i piccoli delfini. Ci sono inoltre le malattie e le difficoltà nel trovare il cibo. Ogni giorno tutto ciò contribuisce a rendere difficile e rischioso allevare la prole. Solo dal terzo anno di età i giovani delfini possono dirsi indipendenti dalla madre.

I ricercatori hanno scoperto che esiste anche un preciso piano di socializzazione e di assistenza tra le femmine. Infatti una femmina ha più probabilità di allevare i suoi piccoli oltre il terzo anno quando riesce a interagire con altre femmine dimostratesi brave mamme, avendo già allevato i propri piccoli oltre i tre anni. E’ curioso notare come altre ricerche abbiano mostrato che anche i cavalli fanno scelte comportamentali simili, ottenendo vantaggi nella crescita dei propri piccoli. I delfini quindi sanno mettere bene a fuoco i problemi vitali, come quello riproduttivo e quello dell’allevamento della prole, e sono in grado di attuare complesse strategie di socializzazione per risolverli.

A che cosa siamo di fronte? Risiko australiano? Social network acquatici? Spiccato istinto materno? Di certo abbiamo a che fare con animali che stanno dimostrando affascinanti caratteristiche biologiche e adattative. Non a caso i delfini e l’uomo hanno le masse cerebrali più sviluppate fra i mammiferi, in rapporto al loro peso. Il prossimo passo per i ricercatori sarà quello di comprendere i meccanismi fisiologici più fini che hanno consentito nei delfini lo sviluppo di queste spiccate capacità cognitive e comportamentali.

(Roberto Insolia – Quarantadue)

Annunci