Profilo dell’uomo di Neanderthal (Da "Ther Neanderthaler Fund", Cortesia: Marcus)

Una storia di sangue, ma non solo.


El Sidron, Spagna: chiarito il mistero dei resti umani rinvenuti nelle grotte delleAsturie. Identificati tre uomini e tre donne adulte, tre ragazzi, tre bambini, tutti appartenenti allo stesso gruppo familiare della specie Homo neanderthalensis. Sono stati uccisi e probabilmente macellati circa 49 mila anni fa.

Le grotte di El Sidron, nel nord ovest della Spagna, rappresentano uno dei siti archeologici più importanti in merito alla storia del nostro predecessore neanderthaliano. Si tratta di un complesso di grotte naturali di origine carsicalungo circa 3.700 metri, nel quale dalla galleria principale orientata in direzione est-ovest si diramano diversi piccoli condotti secondari. Come documentato in unarticolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, tutto ha avuto inizio con una fortuita scoperta nel 1994. A oggi, sono stati raccolti circa 1.800 frammenti ossei risalenti a Homo neanderthalensis e datati 49 mila anni fa. Ma che cos’accadde in quella grotta?

Carles Lalueza-Fox, dell’Institute of Evolutionary Biology alla Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, fornisce una precisa ricostruzione antropologica di quella scena nell’articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”. Così possiamo sapere in quanti erano in quella grotta, il loro sesso, perché erano là e probabilmente come sono morti. Infatti esaminando le ossaritrovate è stato osservato come fossero state accuratamente ripulite e aperte fino al midollo con affilati strumenti di pietra. I ricercatori hanno quindi ipotizzato che le carni di questi neanderthaliani siano state mangiate da altri cospecifici. Questo è il dato certamente più crudo che emerge dall’articolo di Lalueza-Fox. Tuttavia forse non è il scientificamente più rilevante. O, meglio, è possibile considerare tutto quanto scoperto da un punto di vista differente. Potremmo infatti dire, con un tono meno sensazionalistico ma scientificamente più equilibrato, che quanto appena pubblicato fornisce nuove informazioni su quella che era l’organizzazione sociale dei nostri progenitori neanderthaliani.

Tutto ruota intorno al quesito sulle ragioni dell’estinzione dei Neanderthal, risalente a circa 30 mila anni fa. Secondo alcune teorie di tipo strettamente biologico ed evoluzionistico, questi nostri cugini non sono stati in grado di sopravvivere a gravi infezioni virali né di adattarsi a condizioni di vita più avverse. Altri studi considerano invece le potenziali carenze nella capacità di interazione dei Neanderthal, che nel corso dell’evoluzione sarebbero quindi stati sfavoriti rispetto a specie più “sociali”. Dal punto di vista strettamente genetico, ricordiamo come proprio nel 2010 sia stato sequenziato per la prima volta il genoma diHomo neanderthalensis. Questo risultato ha poi permesso di confrontare il nostro genoma con quello dei nostri cugini. Così sappiamo che una piccola quota di DNA di origine neanderthaliana è presente nel genoma degli europei e degli asiatici. Al riguardo è possibile consultare l’approfondimento on line di “Science”.

In questo contesto, il gruppo di ricercatori guidato da Carles Lalueza-Fox ha testato la presenza del cromosoma Y nel DNA genomico e ha estesamente indagato il DNA mitocondriale. Questo per stabilire il sesso e definire il numero e il grado di parentela dei neanderthaliani presenti nelle grotte di El Sidron. E’ noto come il DNA mitocondriale sia ereditato solo dalla parte materna. Perciò, attraverso l’impiego della PCR e il clonaggio molecolare, i ricercatori hanno amplificato e poi caratterizzato il DNA mitocondriale dal punto di vista filogeneticoper definire la vicinanza biologica fra noi e i nostri cugini. E’ quindi risultato che i tre maschi adulti, due dei tre ragazzi maschi e uno dei tre bambini hanno una significativa similarità nel loro DNA mitocondriale, suggerendo una stretta parentela dal lato materno. Invece ognuna delle tre donne adulte mostra un DNA mitocondriale differente dalle altre e quindi proveniente da tre distinte linee filogenetiche materne. In ultimo, la similarità del DNA mitocondriale suggerisce che il terzo ragazzo e gli altri due bambini possano essere figli di una delle donne presenti nella grotta.

“Sembra ci fosse una famiglia di Neanderthal in quella grotta”, conclude quindi Lalueza-Fox. Effettivamente non è facile, per strada oppure sul posto di lavoro o al supermercato, trovare così tanti individui geneticamente simili. Invece seduti a tavola per la cena questa somiglianza è probabilmente molto più facile da ottenere. In particolare, i maschi neanderthaliani hanno mostrato una spiccata vicinanza filogenetica. Questo suggerisce l’esistenza di gruppi di individui maschili che accoglievano le femmine provenienti da altri gruppi indipendenti. Oggi questa struttura sociale è definita patrilocale, prevedendo la permanenza nella casa paterna dei figli maschi dopo il matrimonio. Sono invece le donne ad allontanarsi dalla casa di nascita per entrare nel nuovo nucleo familiare.

Il lavoro di Lalueza-Fox è certamente valido e i dati prodotti sono chiari. Tuttavia si tratta solo di 12 individui, in una sola grotta, in un solo sito. Infatti le riserve dell’antropologa Linda Vigilant, del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, non sono sulla qualità dei dati di Lalueza-Fox, bensì sulla quantità dei campioni esaminati.

I nostri quesiti iniziali erano due. Il primo riguardava che cosa fosse successo in quella grotta delle Asturie, 49 mila anni fa. Ora lo sappiamo: molto probabilmente un fatto di sangue. Una famiglia di Neanderthal è stata sterminata ed è diventata cibo per altri Neanderthal. Sappiamo anche qualcosa in più sulla loro organizzazione sociale, che probabilmente era di tipo patrilocale. Il secondo quesito era sul perché i Neanderthal si siano estinti. Perché si mangiavano fra loro? Perché troppi maschi in una famiglia alla fine non andavano d’accordo? Perché anche i dinosauri erano carnivori e hanno fatto una brutta fine? E’ più ragionevole pensare che la stessa organizzazione sociale dei Neanderthal possa aver contribuito al loro finale insuccesso evolutivo.

Comunque il nostro lontano passato, sebbene estesamente indagato dal punto di vista archeologico, paleontologico e genetico, ci riserva ancora tanti misteri. Dopo il “recente” agguato a Oetzi, avvenuto sul ghiacciaio del Similaun circa 5.000 anni fa, ecco che scopriamo una certa atavica ferocia fra i Neanderthal. E non dobbiamo dimenticare che, come dimostrato di recente, siamo tutti un po’ Neanderthal nel nostro DNA. Perciò possiamo dire che certi istinti aggressivi sono, in modo primordiale, innati in noi? Questo potrebbe essere un buon motivo per alzare le spalle, ritenendo che ormai non si possa fare nulla contro l’eterna e dilagante violenza. Ma potrebbe anche essere lo stimolo per evolvere, in modo più conscio e non solo darwiniano, verso un comportamento sociale più pacifico. A prescindere da qualunque dato antropologico possa venire dal passato.

(Roberto Insolia – Corriere del Ticino Web+)

Lalueza-Fox C, Rosas A, Estalrrich A, Gigli E, Campos PF, García-Tabernero A, García-Vargas S, Sánchez-Quinto F, Ramírez O, Civit S, Bastir M, Huguet R, Santamaría D, Gilbert MT, Willerslev E, & de la Rasilla M (2011). From the Cover: Genetic evidence for patrilocal mating behavior among Neandertal groups. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 108 (1), 250-3 PMID: 21173265

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