Ma conta anche la qualità.
Le riserve marine sono forse come le ciliege, tanto che una tira l’altra? Gli scienziati sono forse come i bambini, tanto che non smetterebbero mai di mangiare ciliege? Perché sembra che queste riserve, dette anche aree marine protette (AMP), non siano certamente poche. Tuttavia non sempre funzionano al meglio.

Gli scienziati non sono capricciosi. Non li si può biasimare se, di fronte per esempio ai rischi che corre la barriera corallina australiana, si sono battuti per istituire delle zone di mare all’interno delle quali qualunque attività, fra cui la pesca e lo stesso attraversamento, sia ben regolamentata. Oggi circa 5.000 AMP sono presenti nel mondo, a proteggere circa l’1 per cento dei nostri oceani. Passiamo da piccole nicchie ambientali di 10 mila metri quadrati ai 400 mila chilometri quadrati per l’area protetta delle Isole Phoenix, nell’Oceano Pacifico. Per esempio, una riserva quale il Santuario dei Cetacei può abbracciare le acque territoriali italiane, francesi e del Principato di Monaco.

Certamente le riserve naturali servono. Servono per preservare gli ecosistemi e labiodiversità in essi contenuta. Addirittura la presenza di AMP può avere dei benefici sull’attività di pesca condotta in zone adiacenti. Infatti le stesse riserve marine posso rappresentare dei luoghi sicuri per lo sviluppo delle larve dei pesci, che vengono poi trasportate dalle correnti oceaniche nelle aree circostanti, a tutto beneficio dell’ambiente naturale. Tanto che l’economista Christopher Costellodell’Università della California a Santa Barbara, in un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, sostiene che si possa aumentare il pescato in una zona andando a creare delle vicine area protette.

Tuttavia il quadro si complica un po’ se pensiamo che alcune specie sembrano quasi snobbare le riserve marine, preferendo ambienti diversi, potremmo dire più civilizzati. Perfino nelle vicinanze dei porti. E’ questo il caso della patella gigante(Patella ferruginea), uno degli invertebrati del Mediterraneo più a rischio diestinzione. Secondo il biologo marino Garcıa-Gomez, dell’Università di Siviglia, questo mollusco prolifera al meglio su strutture costiere artificiali quali le banchine e i moli. Tutto bene, se non fosse che simili costruzioni sono spesso poco durature e soprattutto sono “piccole”. Che cos’hanno da spartire questi blocchi di cemento con le meravigliose riserve marine per le quali i ricercatori tanto si battono? E addirittura la focena del Golfo della California (Phocoena sinus) detiene il triste primato di mammifero marino più a rischio di estinzione nel mondo, nonostante abbia una riserva naturale tutta per sé, come documentato in un articolo pubblicato su “Nature”.

Forse ci sfugge qualcosa. Ai ricercatori non è ancora ben chiaro quale sia la “taglia” giusta per una riserva marina e dove essa si possa localizzare al meglio, in riferimento per esempio alla distanza dalla costa. Tundi Agardy, una dei massimi esperti di AMP, teme che buona parte delle 5.000 riserve marine non sia stata progettata al meglio. In un articolo pubblicato su “Marine Policy”, la ricercatrice identifica cinque potenziali difetti per le AMP, fra cui le loro dimensioni (spesso troppo ristrette) e la situazione delle aree limitrofe (spesso caratterizzate da degrado ambientale). Ecco quindi che diventa fondamentale il piano di progettazione di ogni riserva marina e la sua interazione con l’ambiente circostante. In un articolo su “Fish and Fisheries”, il biologo marino Frederic Vandeperre, dell’Università delle Azzorre, attraverso uno studio sistematico di sette riserve nel bacino del Meditteraneo dimostra come la resa della pesca nell’area vicina a ogni AMP sia strettamente legata alla dimensione e alla gestione della riserva stessa. Aree protette più vaste sono necessarie laddove si voglia incrementare la vicina attività di pesca. Ecco quindi che per le patelle, che abbiamo visto prediligere banchine e moli, nell’articolo recentemente pubblicato su “Marine Ecology” si propone l’allestimento di aree costiere caratterizzate da idonee costruzioni artificiali.

In questa ottica, l’area protetta non va vista solo come qualcosa dall’estremo valore paesaggistico, quanto come uno strumento con diverse finalità, fra cui il mantenimento della biodiversità ambientale. E una prima, importante scadenza è vicina: come descritto nel rapporto National and Regional Networks of Marine Protected Areas: A Review of Progress, già nel 2002 il Summit Mondiale per lo Sviluppo Sostenibile aveva stabilito di allestire entro il 2012 una rete mondiale di aree marine protette.

Vandeperre, F., Higgins, R., Sánchez-Meca, J., Maynou, F., Goñi, R., Martín-Sosa, P., Pérez-Ruzafa, A., Afonso, P., Bertocci, I., Crec’hriou, R., D’Anna, G., Dimech, M., Dorta, C., Esparza, O., Falcón, J., Forcada, A., Guala, I., Le Direach, L., Marcos, C., Ojeda-Martínez, C., Pipitone, C., Schembri, P., Stelzenmüller, V., Stobart, B., & Santos, R. (2010). Effects of no-take area size and age of marine protected areas on fisheries yields: a meta-analytical approach Fish and Fisheries DOI: 10.1111/j.1467-2979.2010.00401.x

Annunci