Esempio di manufatti litici (Cortesia Didier Descouens).

 

Homo sapiens è partito 125 mila anni fa. Forse.

Sarà che si parla di Africa, la nostra patria antropologica. Sarà che il viaggio raccontato nell’articolo pubblicato su “Science” può suscitare ricordi biblici. Comunque la lettura della ricerca condotta dall’antropologo tedesco Hans-Peter Uerpmann, della Eberhard Karls Universität di Tübingen, in Germania, gode di un certo fascino.

Homo sapiens, cioè il nostro più vicino antenato, ha lasciato l’Africa 125 mila anni fa e, muovendosi verso sud dal Corno d’Africa, è arrivato direttamente allaPenisola Araba: questo è quanto emerge dalle ricerche di Uerpmann attraverso gli scavi condotti a Jebel Faya, un sito archeologico negli Emirati Arabi Uniti da lui stesso scoperto nel 2006. La data della “nostra” partenza dall’Africa e il percorso di questo primitivo trekking, secondo quanto ipotizzato da Uerpmann, andrebbero a sconvolgere i calendari e le mappe finora compilati dai paleontologi. Vediamo perché.

Homo sapiens è comparso in Africa circa 200 mila anni fa: su questo punto quasi tutti i ricercatori sono d’accordo. A parte un primo tentativo di colonizzare la regione dell’attuale Israele, si ritiene che l’allontanamento dall’Africa e l’approdo in Eurasia siano avvenuti approssimativamente 60 mila anni fa. A quel periodo risalgono infatti i primi contatti dei sapiens con le popolazioni indigene europee e asiatiche della specie Homo neanderthalensis. Più controversi sono invece i pareri riguardo alle rotte migratorie con le quali i nostri antenati hanno abbandonato il continente africano. Infatti nel corso degli anni una serie di studi pubblicati su importanti riviste quali “Nature”“Current Anthropology”“Proceedings of the National Academy of Sciences” ha indicato possibili rotte lungo la costa dell’Africa,il fiume Nilo e addirittura un corridoio umido attraverso il deserto del Sahara. Comunque nessuna di queste ipotesi è stata completamente dimostrata, tanto che ora sulle pagine di “Science” un gruppo internazionale di paleontologi guidati da Uerpmann propone un itinerario migratorio per Homo sapiens innovativo come percorso e come epoca in cui si svolse.

I ricercatori hanno rinvenuto negli Emirati Arabi Uniti dei manufatti litici fatti risalire a circa 125 mila anni fa mediante datazione con termoluminescenza. Si tratta di numerosi utensili fra cui alcune pietre, dette amigdale, scheggiate e accuratamente lavorate a forma di mandorla per renderle taglienti. Effettuando un’analisi della modalità con cui queste pietre sono state lavorate, si è visto che la loro scheggiatura è significativamente diversa da quella che si ritrova sulle pietre lavorate sia dai Neanderthal sia da Homo erectus. Inoltre questi strumenti sono diversi da quelli di epoca simile ritrovati nel lontano Israele. Complessivamente tutto questo va a retrodatare l’arrivo della specie sapiens nella Penisola Araba di circa 60 mila anni rispetto a quanto finora ipotizzato. Perciò Homo sapiens era già al di fuori dell’Africa 125 mila anni fa, in concomitanza con l’ultimo periodo interglaciale.

Ma come ha attraversato Homo sapiens, a sud del Corno d’Africa, il Mar Rosso e il Golfo di Aden per poi passare nella Penisola Araba, dove si trova il sito archeologico di Jebel Faya? Uerpmann ha stimato il livello del mare e l’andamento climatico della regione nel momento dell’arrivo dei sapiens. Ne è risultato che, con il periodo glaciale da poco terminato, il livello del mare doveva essere piuttosto basso. Lo stretto di Bab al-Mandab, che separa l’Arabia dal Corno d’Africa, avrebbe quindi rappresentato il passaggio più sicuro e facile dall’Africa verso le terre arabe. Fatto questo, si ritiene che Homo sapiens abbia trovato nella Penisola Arabica un clima mite e un terreno fertile, con abbondanza d’acqua.

Il profondo cambiamento della tempistica e dell’itinerario di viaggio proposto dallo studio di Uerpmann non vede d’accordo tutti gli altri paleoantropologi. Chris Stringer, del Natural History Museum di Londra, si dimostra scettico su questa ricerca. “In fondo si potrebbe trattare ancora di una piccola migrazione, come quella tentata più a nord, verso Israele, che poi non ebbe seguito”, insinua infatti il ricercatore inglese. In realtà non sappiamo quali siano state le cause dell’insuccesso del viaggio in terra israeliana, avvenuto nella stessa epoca. Homo sapiens potrebbe aver incontrato dei problemi di adattamento nel nuovo ambiente. Quindi come possiamo essere sicuri che il clima mite e le piogge della Penisola Arabica siano stati sufficienti a determinare il reale insediamento del nostro antenato nelle nuove terre? Secondo lo studio antropologico di Uerpmann, la migrazione di Homo sapiens dall’Africa non è avvenuta 60 mila anni fa, bensì 125 mila anni fa. E per ora non ci sono evidenze genetiche, siano esse dal DNA mitocondrialegenomico, a supportare questa tesi. Perciò rimane ancora molto da scavare nel nostro passato.

(Roberto Insolia – Corriere del Ticino Web+)

Armitage SJ, Jasim SA, Marks AE, Parker AG, Usik VI, & Uerpmann HP (2011). The southern route “out of Africa”: evidence for an early expansion of modern humans into Arabia. Science (New York, N.Y.), 331 (6016), 453-6 PMID: 21273486

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