Tutti sono d’accordo sul fatto che è buona prassi allattare al seno, da subito. Uno studio inglese mette in discussione, invece, quando smettere. Forse è meglio non andare oltre i quattro mesi.

Una donna diventa madre, inizia ad allattare al seno il proprio figlio e probabilmente vive una delle esperienze più belle della vita: perché non si tratta semplicemente di nutrire il bambino, è un processo attraverso il quale si rafforza il legame madre-figlio, va oltre la pura scienza medica. Ma quando, dal punto di vista dei benefici nutrizionali per il piccolo, è opportuno smettere?


Certamente, tutta la comunità scientifica è d’accordo sul fatto che l’allattamento materno è proficuo per il neonato. Uno dei dieci punti elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a favore dell’impiego del latte materno, promuove infatti la vicinanza fisica fra il neonato e la madre, immediatamente dopo la nascita, per incoraggiare l’inizio della prima poppata.

Per quanto riguarda la durata dell’allattamento, nel 2001 l’OMS aveva diffuso delle linee guida a favore di una sua pratica fino ai sei mesi di età del bambino, per i numerosi benefici sulla salute dello stesso. A vario grado i vari paesi hanno recepito queste indicazioni. in italia, a partire dai sei mesi di età si raccomanda una graduale introduzione di cibi complementari al latte materno, che tuttavia resta spesso l’alimento principale nel primo anno di vita. L’Inghilterra nel 2003 ha recepito le indicazioni emanate dall’OMS nel 2001.

E’ stato recentemente pubblicato sul British Medical Journal uno studio che solleva delle riserve riguardo al limite dei sei mesi per l’allattamento materno. La dott. ssa Mary Fewtrell, dell’ University College London Institute of Child Health, insieme ad altri tre esperti di nutrizione infantile, sostiene infatti che prolungare il solo allattamento al seno oltre i 4 mesi puo’ nuocere alla salute del bambino.

Se infatti il latte materno, dopo i quattro mesi, non viene alternato con cibi solidi, il bambino può sviluppare intolleranze alimentari; è il caso per esempio della celiachia, una malattia causata da una intolleranza al glutine. In Svezia infatti questa patologia ha mostrato una progressiva crescita finchè il glutine era pressochè bandito dalla dieta prima dei sei mesi di età; nel momento in cui il limite è stato abbassato a quattro mesi, è stata osservata una diminuzione dei casi di celiachia infantile. Addirittura, in quei paesi come per esempio Israele in cui le arachidi sono somministrate durante lo svezzamento, i bambini sembrano sviluppare meno allergie ad alimenti di questo tipo.
Con l’allattamento a sei mesi, il 30% dei bambini sviluppa anche una carenza di ferro nel sangue, aggiunge la Fewtrell. Questo può portare a ritardi nello sviluppo, problemi comportamentali e nel rendimento scolastico.

Troppo latte materno sembra persino indurre un rifiuto per alcuni sapori, soprattutto quelli amari. Secondo i ricercatori inglesi, questo spiegherebbe lo scarso consumo di verdura, solitamente con sapore amaro, da parte dei bambini.

Secondo la Fewtrell non è comunque sbagliata l’indicazione dell’OMS in merito al limite di sei mesi; tuttavia andrebbe interpretata da ogni singola nazione, a seconda anche delle proprie abitudini alimentari e socio-culturali. Infatti l’allattamento al seno è certamente importante per prevenire le infezioni nei paesi in via di sviluppo; però questo aspetto può essere meno critico in un paese quale l’Inghilterra, con condizioni igieniche ovviamente più adeguate.

Tutto questo è comunque in contrasto con quanto proposto dalla maggior parte della comunità scientifica. L’UNICEF sottolinea come lo studio della Fewtrell in realtà non presenti alcun dato sperimentale, a supporto dell’allattamento non oltre i quattro mesi. Anche l’OMS è piuttosto critica nei confronti di questa ricerca e ribadisce che l’allattamento esclusivo fino ai 6 mesi sarà l’indicazione tassativa nei paesi in via di sviluppo. In ultimo la Fewtrell auspica una approfondita discussione e una eventuale revisione delle linee guida, almeno nel Regno Unito.

(Roberto Insolia – Telemeditalia)

Fewtrell M, Wilson DC, Booth I, & Lucas A (2010). Six months of exclusive breast feeding: how good is the evidence? BMJ (Clinical research ed.), 342 PMID: 21233152