Anthornis melanura, l'uccello campana. (Cortesia: Dave O)

 

Le conseguenze per le piante.

Le piante fanno tutto da sé e sono dette autogame. Quando invece ricorrono all’aiuto del vento, dell’acqua, degli insetti o degli uccelli sono dette allogame: stiamo parlando dell’impollinazione, cioè di quel meccanismo riproduttivo nel mondo vegetale che prevede il trasporto del polline dall’organo sessuale maschile a quello femminile della stessa pianta o di piante diverse. Volendo concentrarci proprio sulle allogame, possiamo dire che c’è differenza fra l’affidare il proprio destino riproduttivo al vento piuttosto che a un animale. Perché il vento soffia da sempre e continuerà a farlo (con ragionevole e scientifica certezza), ma un altro essere vivente, prima o poi… potrebbe scomparire dalla faccia della Terra. In questo caso, quale sarebbe il destino della pianta “riproduttivamente” legata all’animale estinto?

A questa domanda ha cercato di rispondere un gruppo di ricercatori neozelandesi, fra cui Dave Kelly, dell’Università di Canterbury a Christchurch, in un articolopubblicato su “Science”. I protagonisti di questa storia ecologica dall’altro capo del mondo sono un arbusto alto circa 2 metri (Rhabdothamnus solandri) e le sue tre specie endemiche di uccelli impollinatori: l’uccello campana (Anthornis melanura), il tui (Prosthemadera novaeseelandiae) e l’uccello di maglia (Notiomystis cincta). Nell’Isola del Nord tutto è andato bene per moltissimo tempo: l’arbusto allogamoRhabdothamnus solandri cresceva in modo rigoglioso grazie all’intervento dei tre piccoli pennuti. Tuttavia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento vari mammiferipredatori, portati dall’uomo bianco, hanno profondamente alterato gli equilibri in questa regione. Oggi solo il tui è presente ancora nell’Isola del Nord, mentre l’uccello campana e l’uccello di maglia sono quasi scomparsi.

I biologi neozelandesi hanno quindi indagato in modo empirico il contributo di questi uccelli allo sviluppo e al mantenimento della pianta, dai cui fiori raccolgono il polline. Per fare questo hanno confrontato il numero di fiori impollinati, di frutti e di semi dell’arbusto Rhabdothamnus solandri rispettivamente nell’Isola del Nord, dove gli uccelli impollinatori sono estinti, e in tre differenti riserve naturali, dove gli stessi uccelli volano ancora in gran numero. I ricercatori hanno dimostrato che in condizioni “naturali”, con l’intervento degli uccelli impollinatori, il 58 per cento dei fiori di Rhabdothamnus solandri ha prodotto il frutto. Dove invece è mancata l’impollinazione mediata dai volatili, la percentuale di fruttificazione è scesa al 22 per cento. Inoltre questi pochi frutti erano più piccoli, rispetto a quelli delle riserve naturali, con una resa decisamente inferiore nel numero di semi. I ricercatori stessi si sono poi sostituiti agli uccelli, impollinando in modo manuale i fiori: in questo caso il risultato è stato ottimo, con il 70 per cento circa dei fiori andati a frutto, sia nell’Isola del Nord sia nelle riserve naturali.

E’ chiaro perciò che gli uccelli impollinatori svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento di una specie vegetale, venendosi a creare una sorta di rapportomutualistico fra animali e piante. Tutto questo può avere delle importanti conseguenze sul mantenimento della variabilità biologica in una qualunque regione. E sì che la biodiversità in Nuova Zelanda era scientificamente provata e apprezzata: la particolare posizione geografica delle sue isole, lontane dagli altri continenti, ha infatti da sempre favorito la formazione e il mantenimento di unecosistema molto particolare. Addirittura, l’assenza di molti mammiferi ha consentito agli uccelli di diffondersi in nicchie ecologiche a loro solitamente precluse in altri contesti geografici.

Comunque lo stesso Dave Kelly sembra volerci rassicurare: “Le piante si estinguono più lentamente degli animali, perché vivono più a lungo. Quindi abbiamo tempo per ripopolare l’Isola del Nord con i suoi uccelli impollinatori”. Ma nel frattempo l’ecologa Martine Maron dell’Università del Queensland a Brisbane, ci ammonisce: “Gli uccelli impollinano molte specie di piante da fiore in tutto il mondo. Quindi ciò che è successo nella Nuova Zelanda potrebbe accadere ovunque”.

(Roberto Insolia – Quarantadue)


Anderson SH, Kelly D, Ladley JJ, Molloy S, & Terry J (2011). Cascading Effects of Bird Functional Extinction Reduce Pollination and Plant Density. Science (New York, N.Y.) PMID: 21292938