Al freddo, senza conoscere il fuoco

Frammento di selce. Sarà per caso quella del primo fuoco neanderthaliano? (Cortesia: Wikimedia Commons)

 

Attraverso l’Europa per 600 mila anni.

Anche quest’anno stiamo uscendo dall’inverno. Proviamo a pensare in quali occasioni, durante questi mesi freddi, abbiamo usato il fuoco. Probabilmente per cucinare, se possediamo una cucina a gas. Magari anche per scaldarci, se in casa abbiamo un camino… ma siamo sinceri: non eravamo all’addiaccio e volevamo solo allietare una buona lettura. Non sarebbe mai stata una questione di vita o di morte, anche se avessimo dovuto trascorrere un inverno da provetti scout.

Ben diverse invece erano le condizioni migliaia di anni fa sulla Terra. Allora accendere il fuoco non era così scontato. Anzi, quando esattamente ciò sia stato fatto per la prima volta è oggetto di ampio dibattito nella comunità scientifica. Infatti, sebbene gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti viventi, dimostrino notevoli capacità di linguaggio e di manualità, l’uso del fuoco rimane una prerogativa della nostra specie. Gli archeologi in particolare considerano la manifattura di oggetti in pietra e l’impiego del fuoco come tappe fondamentali nell’evoluzione di Homo sapiens. Tuttavia, mentre si è concordi nel far risalire la lavorazione dei primi oggetti in pietra a circa 2,5 milioni di anni fa, non è ancora chiaro quando i nostri antenati impararono a controllare il fuoco. Quando hanno capito che poteva essere usato per cucinare e per scaldarsi?

Molti ricercatori ritengono che i primi ominidi, fra cui Homo neanderthalensis, si siano mossi dall’Africa verso l’Europa quando già sapevano sfruttare il fuoco per le esigenze primarie. Infatti attraverso il fuoco e la cottura una maggiore varietà di cibi più energetici poteva essere assunta e digerita, con evidenti vantaggi durante la colonizzazione della fredda Europa: questo sostiene l’archeologo Francesco d’Errico, dell’Università di Bordeaux. Tutto ciò sarebbe successo oltre 1,6 milioni di anni fa.

Non sono però dello stesso parere l’archeologo Wil Roebroeks, dell’Università di Leida, e Paola Villa, curatrice del Museum of Natural History all’Università del Colorado, autori di un recente articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”. I due ricercatori, che insieme sanno parlare e leggere sei lingue diverse, hanno condotto un meticoloso lavoro di valutazione dei siti archeologici sparsi per l’Europa. Hanno poi creato un database dei luoghi e dei reperti, con una precisa probabilità di quanto ognuno potesse essere una testimonianza scientifica nell’uso controllato del fuoco. Hanno quindi identificato 141 possibili evidenze (datate fra 1,2 milioni e 35 mila anni fa) di impiego del fuoco da parte dei Neanderthal, concludendo che lo sfruttamento di questa risorsa, all’interno dell’Europa, risale a soli 400 mila anni fa.

Tecniche quali la microscopia, la risonanza elettronica di spin, latermoluminescenza e il paleomagnetismo sono state impiegate per individuare la presenza di vari residui della combustione, fra cui carbone vegetale, frammenti bruciati di ossacenere. Inoltre è stato fondamentale distinguere i prodotti di quei processi combustivi effettivamente avviati e controllati dai nostri cugini dai fuochi che, pur sfruttati in qualche modo, avevano invece avuto un’origine naturale, come per esempio un fulmine. Infatti i fuochi spontanei nascevano e nascono tuttora nella savana africana. Perciò esempi di “false” prove nell’uso del fuoco potrebbero essere quelle rinvenute nel sito archeologico sudafricano di Swartkrans e apparentemente datate 1,6 milioni di anni fa, arguisce la stessa Villa.

In conclusione, secondo Roebroeks e Villa, i due siti europei che hanno mostrato lo sfruttamento più antico del fuoco sono stati localizzati in Inghilterra e in Germania e sono riconducibili a insediamenti di circa 400 mila anni fa. Nel primo caso si tratta probabilmente delle rovine di un antico focolare, nel secondo caso dei resti carbonizzati di un manufatto in legno e dei frammenti di selce utilizzabili come una pietra focaia. Invece al di fuori dell’Africa in tutti i siti più antichi di 400 mila anni non è stato evidenziato alcun impiego del fuoco. Solo in un caso presso il ponte Bnot Ya’akov, sulle rive del fiume Giordano, in Israele, sono state rinvenute delle evidenze di impiego del fuoco risalenti a 780 mila anni fa.

“Sebbene difficile da credere, sembra proprio che, nonostante il clima freddo dell’Europa, il fuoco non fosse poi così necessario per la sopravvivenza in quelle terre”, sottolinea Wil Roebroeks. E la collega Villa incalza: “Infatti noi siamo stati sempre un po’ scettici nei confronti dei colleghi che sostenevano l’impossibilità da parte dei neanderthaliani di colonizzare l’Europa senza prima saper usare il fuoco. Ora l’abbiamo dimostrato”. Infatti, mentre le prime tracce della presenza umana nel continente europeo risalgono a circa un milione di anni fa, le prime evidenze dell’impiego del fuoco da parte di Homo neanderthalensis risalgono a 400 mila anni fa, presso il sito inglese di Beeches Pit. Diversi frammenti di selce, ossa bruciate ad alte temperature compatibili con l’impiego di un fuoco non spontaneo e ammassi compatti di sedimenti bruciati insieme ad alcuni rozzi utensili in pietra mostrano le precise capacità manuali e la volontà di sfruttare il fuoco da parte dei Neanderthal.

“Non c’è che dire”, conclude Villa. “Il nostro cugino neanderthaliano possedeva spiccate capacità fisiche e adattative. Aveva una dieta ricca di proteine e doveva comunque muoversi molto, consumando tante energie, per poter sopravvivere”. Si infittisce quindi il mistero del perché i Neanderthal, dopo aver resistito per 600 mila anni al freddo europeo senza il fuoco, si siano estinti 30 mila anni fa. Secondo alcuni antropologi questi nostri cugini, dalle capacità cognitive non particolarmente spiccate, sono stati penalizzati dalla propria scarsa organizzazione sociale durante la colonizzazione delle nuove terre. Oppure non sono sopravvissuti a gravi infezioni virali, a fronte anche delle nuove e più avverse condizioni climatiche rispetto all’Africa, loro terra d’origine. Per ora comunque sembra che abbiamo sopravvalutato un po’ i vantaggi offerti dall’impiego del fuoco e abbiamo nel contempo sottovalutato le capacità adattative di Homo neanderthalensis.

(Roberto Insolia – Corriere del Ticino Web+)


Roebroeks W, & Villa P (2011). On the earliest evidence for habitual use of fire in Europe. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 108 (13), 5209-14 PMID: 21402905

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