Draba aizoides (Cortesia: apollonio&battista)

Quando anche un’attività piuttosto “bucolica” come l’arrampicata su roccia sembra avere effetti negativi sulla flora locale.

(Roberto Insolia – OggiScienza)

È tarda mattina, il sole riscalda in pieno la falesia nel massiccio del Giura in Baviera, ma ormai i rocciatori sono in cima. Appagati dall’arrampicata, si preoccupano di raccogliere le corde e di prepararsi per la discesa. Ma si saranno anche preoccupati della flora che hanno incontrato lungo la parete? E comunque, perchè avrebbero dovuto? In fondo si sono solamente dedicati all’arrampicata, un’attività che tutti noi definiremmo molto faticosa, ma certamente “amica” dell’ambiente. In verità, sembra non essere proprio così, almeno leggendo l’articolo pubblicato sulJournal of Applied Ecology dai biologi Frank Vogler e Christoph Reisch dell’Istituto di Botanica dell’Università di Regensburg in Germania. Da una parte abbiamo i monti del Giura, con pareti disseminate di vie da scalare e cime raggiungibili solo arrampicandosi sulla nuda roccia; dall’altra, una piccola pianta sempreverde, Draba aizoides, originaria dell’Europa e del Caucaso, il cui ultimo habitat europeo è appunto rappresentato dalla catena montuosa del Giura.

I ricercatori hanno selezionato su queste montagne otto coppie di siti, ognuna composta da una parete percorsa di frequente dagli arrampicatori e da una parete rimasta inviolata, entrambe geograficamente vicine e simili. Per ogni parete è stata creata una griglia virtuale, in modo da individuare otto aree diverse: due sulla cima, sei lungo la verticale e due alla base della parete. All’interno di ogni area gli studiosi hanno misurato la densità e l’estensione della copertura di Draba aizoides, scoprendo che le piantine sono significativamente più basse e meno numerose lungo le vie regolarmente scalate rispetto alle pareti vergini.

È stata poi indagata la variabilità genetica di queste piante, attraverso la valutazione di particolari sequenze di DNA che possono variare da individuo a individuo (polimorfismi). Ricordiamo che la variabilità genetica di una popolazione è una caratteristica importante, perché rende possibile una maggiore capacità di adattamento al variare delle condizioni ambientali. Anche in questo caso, la salute “genetica” della draba è risultata migliore sulle pareti rimaste inviolate, dove le piantine hanno mostrato una variabilità genetica superiore.

Quindi, se è vero che i rocciatori possono contribuire a spargere i semi della flora rocciosa, mettendo le mani e i piedi negli anfratti mentre faticosamente arrampicano, la ricerca tedesca suggerisce anche un effetto negativo di questo sport, almeno sulla salute di Draba aizoides. Secondo gli autori, questo potrebbe accadere anche su altre pareti rocciose europee, per altre piante: propongono quindi la protezione di alcune pareti montane in cui non si possa arrampicare, per mantenere intatta la biodiversità locale. Probabilmente noi nel frattempo, con il buonsenso che si porta sempre in montagna, possiamo continuare ad arrampicare, attendendo che questi risultati vengano replicati.


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