giugno 2011


Foresta pluviale: per quanti anni ancora? (Cortesia Kevin Murray).

Previsioni più ottimistiche sulla scomparsa delle specie.

(Roberto Insolia – Corriere del Ticino Web+)

Sappiamo bene quanto ogni specie sia strettamente legata al proprio habitat: laddove infatti accadono dei cambiamenti climatici o geografici più o meno improvvisi (che nella scala temporale della natura possono significare anche migliaia di anni), ecco che gli animali e le pianti endemiche ne possono risentire fino ad arrivare all’estinzione. Ma non è semplice stabilire in che modo e in quanto tempo ciò possa accadere. Gli ecologi non possono far altro che usare un metodo di analisi indiretto, quello delle curve specie-area: in questo modo viene stabilita una relazione fra il numero di specie identificate in un dato habitat e la sua ampiezza. Questa relazione, rappresentabile graficamente con una curva, viene poi invertita per prevedere quante specie si estinguono al progressivo ridursi di un dato habitat. Certo tutto piuttosto logico.

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Foresta amazzonica (Cortesia Carnegie Airbone Observatory, 2009)

Con nuove mappe molto colorate.

(Roberto Insolia – Corriere del Ticino Web+)

Se guardassimo dall’alto le fronde di una rigogliosa foresta, vedremmo molto probabilmente un fitto tappeto dal verde intenso. Ma se fossimo su una sorta di osservatorio volante dotato di un laser e di un sensore ottico in grado di quantificare diversi composti, fra cui il carbonio, sarebbe tutto diverso: più colorato, qualcuno potrebbe anche dire più artistico. Quasi un caleidoscopio cromatico che potrebbe essere molto informativo in merito alla biodiversità dell’ecosistema.

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