ottobre 2011


Piantine di Arabidopsis thaliana sono monitorate dai ricercatori. (Cortesia Judith Roe).

Come una piantina può geneticamente adattarsi ai cambiamenti climatici.

Le stagioni non sono più quelle di una volta; tant’è che il riscaldamento globale, detto antropico perchè in buona parte causato da alcuni nostri stili di vita, è un dato di fatto. E che l’innalzamento delle temperature e comunque dei cambiamenti climatici significativi possano incidere sulla vita di molte specie viventi è cosa altrettanto nota. Tuttavia gli animali hanno un certo vantaggio rispetto alle piante: fra i vari adattamenti a cui possono andare incontro, c’è anche quello di potersi fisicamente spostare, alla ricerca di un habitat più congeniale. E’ lo stesso motivo per cui, in un’ottica ben più vasta la specie Homo sapiens, una delle tante presenti sulla Terra, guarda con interesse ad altri pianeti del sistema solare. Ma ora stanno emergendo delle buone notizie in merito alle capacità adattative rispetto ai cambiamenti climatici, proprio da parte delle piante. (altro…)

...sarà buono l'RNA di questi broccoli? (Cortesia David Monniaux).

RNA di origine vegetale potrebbe modifica l’attività dei nostri geni. 

“Siamo (anche) quello che mangiamo”, è risaputo. Tuttavia la ricerca di Chen-Yu Zhang della Nanjing University, pubblicata su Nature Cell Research, ci dice qualcosa di più, qualcosa di molto innovativo.

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Il cervello di un maiale (a sinistra), del delfino dal naso a bottiglia (in centro) e dell'Uomo (ricostruzione a destra). (Cortesia Looie496).

La sua storia ci dice che forse non diventeremo più intelligenti di quanto siamo ora.

Udite udite: non c’è molta differenza, almeno dal punto di vista anatomico, fra il nostro cervello e quello del nostro antenato che circa 30.000 anni fa ha dipinto i muri della grotta di Chauvet, nella Francia meridionale. Addentrandoci nella grotta fino alla camera più lontana, oltre 500 metri all’interno della montagna, le pitture e le incisioni rupestri di vari animali quali bisonti, mammut, leoni, grossi felini dimostrano infatti la capacità creativa, oggi diremmo “artistica”, di quello che è stato l’uomo di Cro-Magnon. (altro…)

Estraiamo il DNA? (Cortesia brewbooks).

In ginocchio, a raccogliere terra per studiare la biodiversità.

 

Fra i più recenti sequenziamenti genomici abbiamo avuto quelli del frumento e della formica, del cacao e della fragola, persino dell’Uomo di Neanderthal, senza poi dimenticare il nostro, quello di Homo sapiens, anche se ormai un po’ datato. In tutti questi casi, da cosa si è partiti per estrarre il DNA? Sicuramente da un campione biologico perfettamente integro oppure, quando ovviamente fosse stato più difficile come nel caso dei Neanderthal, da qualche reperto comunque ben definito e isolato per lo scopo. Ecco, proprio tutto quello che non è stato fatto dal biologo evolutivo Eske Willerslev, della University of Copenhagen. Dopo avere sequenziato il genoma di un antico uomo, abitante la Groenlandia circa 4 mila anni fa e il cui DNA è stato estratto dai capelli, il biologo danese ha deciso infatti di sporcarsi le mani; nel vero senso della parola. (altro…)