...sarà buono l'RNA di questi broccoli? (Cortesia David Monniaux).

RNA di origine vegetale potrebbe modifica l’attività dei nostri geni. 

“Siamo (anche) quello che mangiamo”, è risaputo. Tuttavia la ricerca di Chen-Yu Zhang della Nanjing University, pubblicata su Nature Cell Research, ci dice qualcosa di più, qualcosa di molto innovativo.

I ricercatori da un po’ di tempo stanno indagando il ruolo biologico

delle molecole di micro-RNA, corti frammenti di acido ribonucleico non codificante, in grado di regolare l’espressione genica a livello della sintesi proteica; i micro-RNA sono inoltre coinvolti nel differenziamento, proliferazione e apoptosi delle cellule. In particolare, il gruppo coordinato da Zhang aveva già dimostrato come queste piccole molecole, prodotte da diversi tipi di cellule e poi riversate nel siero e nel plasma umano, possano rappresentare un segnale di comunicazione fra le cellule, e quindi un possibile biomarcatore per alcune alterazioni funzionali del nostro organismo.

Ora, gli stessi ricercatori stavano studiando i micro-RNA presenti nel latte materno, per capire attraverso quali meccanismi il cibo che noi ingeriamo può influenzare il nostro metabolismo; ovviamente sono rimasti piuttosto sorpresi, come dichiarano nell’introduzione del loro articolo, quando caratterizzando le sequenze nucleotidiche di queste molecole hanno scoperto un’elevata concentrazione di micro-RNA di origine vegetale nel latte materno. Fatte le verifiche del caso, i ricercatori hanno supposto che potessero provenire dal cibo ingerito: e se erano presenti nel latte materno, probabilmente potevano essere ritrovati in altre parti del nostro organismo. Infatti dal sangue di una trentina di volontari sani, sono state isolate 40 differenti molecole di micro-RNA di origine vegetale; quindi, è la prima volta che viene descritta l’assunzione per via orale di RNA esogeno nei mammiferi.

Alcuni di questi micro-RNA, provenienti dal riso, dal broccolo e dal cavolfiore avevano addirittura delle concentrazioni nel sangue superiori a quelle dei micro-RNA umani più abbondanti. Inoltre, le sequenze di quei 40 micro-RNA sono risultate complementari a quelle del DNA, presente in 50 geni dei mammiferi: questo ad indicare la possibilità, almeno teorica, che vi sia un’interazione molecolare fra queste sequenze di origine così diversa. Il micro-RNA del riso, risultato più abbondante nel sangue umano dei volontari, è stato poi inserito in cellule epiteliali umane, coltivate in vitro, scoprendo come l’espressione di alcuni “nostri” geni veniva effettivamente modificata. Hanno poi dimostrato sia in vitro che nei topolini di laboratorio, come un gene particolarmente espresso in cellule epatiche e deputato a rimuovere dal sangue il colesterolo LDL (quello “cattivo”, per intenderci) potesse essere inattivato proprio dal micro-RNA del riso. Ovviamente c’è da capire bene cosa succede a questi micro-RNA, esogeni per il nostro corpo, quando vengono ingeriti e attraversano il tratto gastro-intestinale; e già sembra che un altro ben noto meccanismo cellulare, quello della metilazione, possa essere protettivo nello stabilizzare le piccole molecole di RNA.

In fondo, da quando l’Uomo si è occupato di fare agricoltura ha anche cercato di modificare (geneticamente o meno) le piante che mangiava. Ora sembra che le stesse piante non siano state a guardare. Tutta la ricerca deve essere validata e bisogna acquisire nuovi dati, tuttavia fondamentali questioni sorgono spontanee: quanti e quali micro-RNA di piante girano nel nostro organismo? Cosa fanno? Potremo quindi creare delle pastiglie a micro-RNA per curarci? E come la mettiamo con gli OGM?

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