novembre 2011


“Ho molti dubbi sulla qualità delle ricostruzioni che sono state fatte”; e ancora, “le osservazioni non mostrano un aumento delle temperature nella troposfera tropicale…”. Questo sembra essere il tono di oltre 5 mila nuovi messaggi, scambiati fra ricercatori e climatologi, tutti piuttosto scettici riguardo al tanto acclamato riscaldamento globale ma tuttavia propensi a calcare la mano sulla sua gravità. Forse, lo potremmo definire il Climategate 2,

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Organismi patogeni ci hanno dato una mano nella nostra evoluzione

Gran parte della variabilità genetica del nostro genoma è dovuta al succedersi di mutazioni neutrali a carico del DNA; accanto a questo fenomeno vi è anche un processo di selezione naturale che prevede l’adattamento genetico dell’uomo a specifiche condizioni ambientali.

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Cranio e cervello rispettivamente di H. sapiens (in alto) e P. troglodytes (in basso); P. Gervais, 1816-1879. (Cortesia Mariomassone).

DNA “spazzatura” e retrotrasposoni potrebbero fare la differenza.

Attraverso gli imponenti sforzi tecnologici e finanziari del Progetto Genoma Umano sono stati sequenziati 3 miliardi di basi del genoma di Homo sapiens, per poi arrivare a scoprire che solo il 2% di esse codifica per le proteine. Il resto è stato quindi considerato per lungo tempo DNA “spazzatura”E se questo nostro genoma è in fondo poca cosa rispetto ai 130 miliardi di basi del genoma di Protopterus aethiopicus, oppure ai 150 miliardi di quello di Paris japonica, in questi casi ad una differenza genetica di tipo quantitativo corrisponde una differenza fenotipica: cioè, noi siamo chiaramente diversi da quella salamandra e da quella piantina dei climi freddi giapponesi. Tuttavia è stato anche sequenziato il genoma dello scimpanzé (Pan troglodytes), che invece è risultato essere molto simile a quello umano. Quali sono quindi i presupposti genetici che possono spiegare le differenze morfologiche e comportamentali fra H. sapiens e P. troglodytes?

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Aborigeni australiani. (Cortesia National Archives of Australia).

Implicazioni varie da una ciocca di capelli aborigeni.

E’ tutto a posto: così dichiara Craig Muller della Goldfields Land and Sea Council (GLSC), in merito al sequenziamento del genoma degli aborigeni australiani, condotto da una ciocca di capelli vecchia di 90 anni. Insomma, se non si può parlare di una firma su un modulo di consenso informato, certamente la ricerca pubblicata su Science ha tenuto conto dei risvolti etici e dei diritti culturali di quelle popolazioni. La stessa GLSC, associazione alla quale possono aderire gli aborigeni nativi di quelle regioni, è infatti il loro rappresentante legale, come concordato nel Native Title Act del 1993. (altro…)

Radiografia del torace con una severa bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (Cortesia James Heilman, MD).

Fanno bene in alcune malattie respiratorie croniche.

Eravamo rimasti che i broccoli in qualche modo potevano avere a che fare con il nostro DNA: o meglio, è stato dimostrato che alcune molecole di micro-RNA di origine vegetale (fra cui riso, broccolo e cavolfiore) sono presenti nel nostro sangue, a concentrazioni addirittura superiori a quelle dei micro-RNA umani più abbondanti. Essendo le sequenze di questi micro-RNA vegetali complementari a quelle di alcuni geni dei mammiferi, è stata quindi ipotizzata e supportata da alcune evidenze sperimentali l’interazione molecolare fra sequenze di origine così diversa. Oggi sembra che gli stessi broccoli possano avere effetti positivi contro le malattie respiratorie croniche. (altro…)