Radiografia del torace con una severa bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (Cortesia James Heilman, MD).

Fanno bene in alcune malattie respiratorie croniche.

Eravamo rimasti che i broccoli in qualche modo potevano avere a che fare con il nostro DNA: o meglio, è stato dimostrato che alcune molecole di micro-RNA di origine vegetale (fra cui riso, broccolo e cavolfiore) sono presenti nel nostro sangue, a concentrazioni addirittura superiori a quelle dei micro-RNA umani più abbondanti. Essendo le sequenze di questi micro-RNA vegetali complementari a quelle di alcuni geni dei mammiferi, è stata quindi ipotizzata e supportata da alcune evidenze sperimentali l’interazione molecolare fra sequenze di origine così diversa. Oggi sembra che gli stessi broccoli possano avere effetti positivi contro le malattie respiratorie croniche.

Le Cruciferae sono una grande famiglia di piante erbacee diffuse in tutti i continenti ma con una spiccata biodiversità, per quanto riguarda il numero di specie, proprio nella zona del Mediterraneo. Le proprietà proprietà benefiche di questa famiglia, a cui appartengono i broccoli ma anche i cavoli e la rucola, sarebbero legate al sulforafano, una molecola che sembra potenziare la risposta ai farmaci antinfiammatori usati per il trattamento delle infiammazioni polmonari, come la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva.

E’ questa una malattia causata soprattutto dal fumo delle sigarette, e rappresenta oggi un grosso problema per la salute pubblica nel mondo”, dichiarano i ricercatori della Johns Hopkins University, autori dello studio pubblicato sul The Journal of Clinical Investigation. E’ stato infatti dimostrato, sia nei macrofagi alveolari umani di pazienti affetti da bronco-pneumopatia cronica ostruttiva che in topolini esposti al fumo di sigaretta, come agisce il sulforafano: questa piccola molecola è in grado di attivare una specifica proteina (NRF2) che va a migliorare la funzionalità dell’enzima HDAC2, solitamente coinvolto nella risposta antinfiammatoria ma caratterizzato da una ridotta attività in questa patologia. Le cellule dei pazienti risultano quindi più sensibili all’azione dei corticosteroidi, i farmaci antinfiammatori steroidei comunemente usati per la cura di questa malattia.

E che al momento il broccolo sia sulla cresta dell’onda, lo testimoniano gli scaffali dei supermercati inglesi: qui, i ricercatori dell’Institute of Food Research e del Center John Innes, attraverso incroci selezionati di piante, sono riusciti ad incrementare nei broccoli tradizionali la concentrazione di glucorafanina, una sostanza che può convertirsi in sulforafano. Al momento sono in corso dei test per valutare la salute, soprattutto in termini cardiovascolari, delle persone che mangiano il nuovo broccolo, rispetto a quelle che mangiano il classico prodotto, e chi invece non mangia broccoli.

Certamente studi scientificamente ben condotti, in modo anche da poter essere confermati, sono molto importanti per capire le basi cellulari di alcune patologie, al fine di sviluppare nuove e più efficaci terapie. Poi, rimangono sempre valide le indicazioni per una vita sana, senza sigarette e con esercizio fisico regolare, magari mangiando crudi o solo leggermente bolliti i nostri broccoli, che siano inglesi o no.

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