dicembre 2011


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L’ultimo volo spaziale dello shuttle Endeavour, che lascia quindi alla sola navicella russa Soyuz il compito di trasportare uomini nello spazio. Poi, il dramma del Giappone: terremoto, tsunami e danno nucleare. Queste sono fra le fotografie più significative dell’anno 2011, secondo la prestigiosa rivista scientifica Nature.
Via www.nature.com

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L’efficacia dei farmaci antiretrovirali nell’HIV, in quanto i sieropositivi che li assumono hanno il 96% di possibilità in meno di trasmettere il virus ai loro partner. Quindi che questi farmaci si dimostrano efficaci sia nel trattamento che nella prevenzione dell’infezione da HIV.
Ecco cosa mette al primo posto la prestigiosa rivista Science per quanto riguarda le migliori ricerche scientifiche dell’anno 2011. Poi, si va nello spazio, o meglio viene celebrato il travagliato ritorno sulla Terra della navicella giapponese Hayabusa, con campioni di polvere prelevati direttamente da un grande asteroide. Questa polvere conferma che i meteoriti ritrovati sulla Terra hanno origine proprio da questi grandi asteroidi, detti di tipo S. E poi, il puzzle del nostro genoma: il moderno Homo sapiens ha ereditato varianti del DNA, presenti negli uomini primitivi quali i Neanderthal e i Denisoviani. Il tutto confermato dallo studio dei fossili di Australopithecus sediba, ritrovato in Sudafrica, che ha evidenziato tratti caratteristici dell’uomo moderno.
Via www.sciencemag.org

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Ma di sviluppo scientifico e tecnologico, attraverso una precisa cooperazione…
Via storify.com

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Ipertensione e infarto sono fra le patologie più serie per il nostro cuore: ne conosciamo i
fattori di rischio (colesterolo, fumo, diabete) e sappiamo in parte come prevenirle, partendo da un corretto stile di vita. Ma cosa succede a livello molecolare quando si sviluppano queste patologie?
Alla Hawaii, circa 3.000 persone ogni anno muoiono per problemi cardiovascolari; oltre il 70% della sua popolazione presenta almeno un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari. In uno studio interamente condotto in quelle isole, ci si è concentrati sull’ingrossamento (ipertrofia) a cui va incontro il cuore malato, per continuare a svolgere la sua attività di pompa. E’ stato dimostrato come lo stress meccanico, a cui sono sottoposte le cellule di un cuore con ipertrofia, favorisca la produzione di una molecola (VEGF) che serve a proteggere le stesse cellule cardiache dall’intenso lavoro. Sono stati chiariti i meccanismi cellulari responsabili della produzione di VEGF, e tutto questo può rappresentare un punto di partenza per creare nuovi farmaci in grado di stimolare la sintesi di VEGF da parte del cuore stesso.
Via www.plosone.org

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E’ stato completato il più vasto studio su circa 17.000 donne gravide, per valutare gli effetti dell’infezione malarica nel primo trimestre di gravidanza: risulta che l’infezione aumenta il rischio di aborto spontaneo, ma un pronto trattamento con i farmaci antimalarici riduce significativamente questo rischio. La malaria uccide circa un milione di persone ogni anno, soprattutto donne e bambini. Plasmodium falciparum e Plasmodium vivax, riversati nel sangue dalla puntura di una zanzara infetta, sono gli agenti patogeni di questa piaga, soprattutto nei paesi meno sviluppati. Lo studio copre gli ultimi 25 anni di gravidanze in un centro di malattie infettive della Thailandia; ne risulta che il rischio di aborto spontaneo è alto, anche nel caso di una gravida infetta ma asintomatica. Ecco quindi l’importanza di una terapia efficace: i farmaci attualmente in commercio appaiono sicuri nelle donne gravide, laddove è più importante una diagnosi tempestiva dell’infezione e il successivo trattamento farmacologico. E’ quindi importante formulare delle chiare linee guida mondiali per la cura della malaria in gravidanza.
Via www.thelancet.com

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Uno degli aspetti più drammatici della patalogia tumorale, oltre a quello della sua ri-comparsa (recidiva) dopo averla apparentemente debellata, è rappresentato dalla capacità delle cellule maligne di diffondere verso tessuti ancora sani (metastasi). Quest’ultima caratteristica è propria dei tumori maligni. Ecco che riuscire a stabilire, nel più breve tempo possibile dalla diagnosi, se un tumore potrà dare metastasi o meno è fondamentale per ottimizzare l’approccio terapeutico.
Attraverso studi iniziati nel 1994, un gruppo di ricercatori ha ora individuato una serie di marcatori molecolari (microRNA), presenti all’interno delle cellule tumorali, in grado di predire il comportamento metastatico o meno del tumore stesso. Se la loro precisione verrà confermata, questi marcatori insieme ad altri parametri clinici di tipo prognostico potrebbero rendere più efficaci e mirate le successive terapie anti-tumorali..
Via www.plosone.org

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