gennaio 2012


Via Scoop.itMed News

Capire cosa sta all’origine di un fenomeno naturale, non è una “ricerca” fine a se stessa, ma aiuta a comprendere meglio ciò che è già avvenuto o potrà accadere dopo: sia questa, l’origine dell’universo oppure un fenomeno biologico, come lo sviluppo di un tumore. Ecco quindi che appare importante lo studio appena pubblicato in merito alle basi cellulari dell’adenocarcinoma esofageo, un tumore solido che colpisce prevalentemente gli uomini e i cui casi sono in costante aumento.
Fino ad ora non erano chiaro come dal reflusso gastroesofageo, attraverso un processo infiammatorio cronico, si potesse passare all’esofago di Barrett, una condizione precancerosa che in alcuni casi può evolvere nell’adenocarcinoma esofageo. Ora si sa che alla base del processo degenerativo, sta il reflusso degli acidi gastrici che stimola la produzione di una molecola (interleuchina 1), molto importante nell’avvio dei processi infiammatori. Topolini di laboratorio che producono tanta interleuchina 1 vanno infatti incontro ad infiammazione esofagea che può evolvere nella patologia di Barrett, tipica dell’Uomo. La comprensione di questi meccanismi sarà importante per individuare i pazienti più a rischio di sviluppare una patologia tumorale all’esofago.
Via www.cell.com

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E’ fondamentale diagnosticare e trattare al più presto un tumore, ma anche rimuoverne tutti i possibili fattori di rischio è altrettanto importante. Sotto questa luce, è stato condotto uno studio in oltre cinquemila pazienti, una parte dei quali fumatori, a cui è stato diagnosticato un tumore al polmone o al colon-retto. Dopo la diagnosi, come si comportavano questi pazienti nei confronti del fumo, noto fattore di rischio nonché aspetto in grado di influenzare sia la risposta alle terapie antitumorali che la sopravvivenza stessa?
Dopo 5 mesi dalla diagnosi di tumore, il 14% dei pazienti con tumore polmonare e il 9% di quelli con tumore al colon non aveva smesso di fumare. All’inizio, il più alto tasso di fumatori si era registrato fra i pazienti con tumore al polmone, tuttavia i pazienti con tumore al colon si sono dimostrati meno propensi a smettere di fumare.
Cosa si associa più significativamente al perseverare nel fumo? Per chi ha sviluppato un carcinoma polmonare, l’avere assistenza sanitaria pubblica, non essere stati sottoposti a chemioterapia o interventi chirurgici; invece, per chi ha sviluppato un tumore al colon, il sesso maschile, la mancanza di assicurazione sanitaria e di interventi chirurgici sono fattori che depongono a sfavore di un abbandono della sigaretta. Tutti questi aspetti potranno quindi essere tenuti in considerazione per individuare quei pazienti, più bisognosi di un supporto mirato per smettere di fumare.
Via onlinelibrary.wiley.com

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I nostri amici cani, le cui razze pure vengono selezionate con grossi sforzi e premiate per le loro caratteristiche, possono andare incontro a seri problemi quando esemplari consanguinei vengono ripetutamente incrociati. Il principio genetico stesso che porta a fissare i caratteri “puri” e tanto ricercati di una razza canina, ha infatti il rovescio della medaglia: possono anche essere selezionate delle varianti genetiche con effetti indesiderati. Ed è proprio la comparsa di questi problemi, di fatto delle vere e proprie malattie, ad avvicinare anche dal punto di vista fisiopatologico i cani a noi Uomini.
Oggi sappiamo che l’ittiosi, ossia una serie di alterazioni della pelle che risulta secca, piuttosto ispessita e squamosa, affligge anche il Golden Retriever. Attraverso sofisticate indagini su tutto il genoma canino, in 20 Golden sani e in 20 affetti da ittiosi, è stata individuata una mutazione nel gene PNPLA1. Lo stesso gene è stato quindi indagato in 2 grosse famiglie, nelle quali sei individui sono affetti da ittiosi: anche nell’Uomo il gene PNPLA1 è risultato mutato. Questo gene sembra essere coinvolto nella formazione dello strato lipidico a livello dell’epidermide. Chiaramente, ulteriori ricerche sono necessarie: ancora una volta insieme, Uomini e altre razze canine, verranno studiati per comprendere l’effettivo ruolo di PNPLA1 nell’insorgenza delle patologie cutanee.
Via www.nature.com

Via Scoop.itMed News

Il DNA è la molecola, presente in ogni cellula del nostro organismo, che porta l’informazione genetica: nella sua sequenza c’è il “tutto” di un preciso organismo vivente. L’RNA è la molecola che media questa informazione, concretizzandola in precisi messaggi per la cellula: “spiega” le caratteristiche e le funzioni delle cellule, in tessuti diversi dello stesso organismo. DNA e RNA sono considerate le molecole della vita: presenti nelle cellule di ogni essere vivente, sono in grado di auto-organizzarsi, si replicano e traducono enzimi e proteine, cioè i mattoni delle cellule stesse.
Ma il punto è che DNA e RNA sono molecole piuttosto complesse, forse troppo per essere state le prime forme di materiale genetico comparse sulla Terra. Recentemente è stata caratterizzato il TNA, una nuova molecola strutturalmente più semplice rispetto a DNA e RNA, in grado di auto-organizzarsi; la sua abilità di evolversi in forma tridimensionale, in presenza di una proteina, è stata attentamente studiata dai ricercatori.
In realtà comunque, si pensa che all’origine della vita non vi sia stata una sola molecola: probabilmente le condizioni ambientali sul nostro pianeta erano così complesse, che è stata un’azione congiunta e casuale di molecole diverse a generare quella migliore, in grado di perpetuare un messaggio di vita.
Via www.nature.com

Via Scoop.itMed News
Solitamente le pubblicazioni scientifiche, come quelle citate in queste pagine, sono soggette a peer-reviewed: è questa la classica “revisione fra pari” che prevede, dopo l’invio dell’articolo ad un giornale del campo, la distribuzione del manoscritto stesso ad alcuni revisori (altri ricercatori, esperti dell’argomento trattato nell’articolo) da parte dell’editore del giornale, per decidere in merito alla sua pubblicazione. Vantaggi della cosa: il giudizio e le eventuali modifiche richieste per una pubblicazione dovrebbero portare effettivamente ad un miglioramento dell’articolo, essendo gli stessi revisori ben afferrati su quello che vanno a giudicare. Svantaggi: i revisori possono essere dei colleghi “più o meno vicino” agli autori; il compito dei revisori può essere impegnativo, senza un concreto vantaggio.
Ora, il nuovo servizio finlandese di Peerage of Science propone agli autori di caricare on line i propri manoscritti, che saranno pubblicati in modo anonimo sul sito stesso, a cui si potrà accedere tramite iscrizione. Le solite parole chiave, tipiche di un articolo scientifico, consentiranno di individuare gli esperti del settore, che giudicheranno il lavoro con un voto da 1 a 5. A quel punto gli editori associati a Peerage of Science potranno contattare in modo pubblico gli autori dei manoscritti, ritenuti più interessanti e meritevoli, per proporre l’effettiva pubblicazione su una rivista scientifica. Peerage of Science non permette ai suoi esperti di giudicare articoli scritti da colleghi della stessa università, oppure con i quali hanno collaborato negli ultimi tre anni. Inoltre i revisori, nel momento in cui vanno a giudicare un articolo, acquistano i crediti, che serviranno poi a caricare le proprie pubblicazioni sul sito stesso. Insomma, in un modo molto trasparente, “giudica se vuoi essere giudicato”.
Via www.peerageofscience.org

Via Scoop.itMed News

Oltre 170 milioni di persone nel mondo sono infettate dal virus dell’epatite C (HCV). L’infezione, trasmessa principalmente attraverso il sangue e le punture con materiale infetto, colpisce il fegato e ne rappresenta una delle principali cause di sviluppo tumorale e di trapianto. Non c’è ancora un vaccino disponibile e gli attuali farmaci non sempre sono efficaci, essendo il virus soggetto a un alto tasso di mutazione. L’infezione promuove l’accumulo di grasso a livello delle cellule epatiche, la cui formazione a sua volta favorisce la replicazione del virus stesso.
Con un nuovo approccio non di tipo diretto antivirale, è stato messo a punto un farmaco in grado di ridurre le dimensioni dei micro depositi di grasso all’interno delle cellule epatiche: questo rende più difficoltosa la replicazione del virus stesso e quindi ne limita la diffusione nell’organo. Questa strategia potrà risultare utile anche nel combattere altri agenti infettivi, quale per esempio il virus Dengue, che sfruttano come HCV il grasso delle nostre cellule.
Via www.plospathogens.org

Via Scoop.itMed News

Il recettore è una proteina, solitamente posta sulla membrana cellulare, in grado di riconoscere e legare una specifica molecola (ligando) presente all’esterno della cellula, per esempio circolante nel sangue. Il legame può innescare delle reazioni biochimiche all’interno della cellula che in ultimo rappresentano la specifica risposta della stessa allo stimolo iniziale portato dal ligando.
Era già noto come il fattore di differenziamento tumorale (TDF), un ormone prodotto dall’ipofisi, potesse far perdere alle cellule del tumore al seno le caratteristiche di malignità, inducendole a comportarsi come cellule mammarie sane. Come questo potesse avvenire, oggi è stato chiarito attraverso l’identificazione dello specifico recettore del ligando TDF. La molecola che lega il fattore di differenziamento tumorale è presente solo sulla superficie delle cellule tumorali e rappresenta quindi un potenziale bersaglio per nuovi farmaci antitumorali.
Via www.jbc.org

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