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Dopo il sistema immunitario che invecchia [ http://goo.gl/mgibq ], ecco uno studio che si rivolge al proteoma, cioè all’assetto completo delle proteine presente nelle cellule viventi. Solitamente la vita delle proteine, dopo la loro sintesi, è di pochi giorni oltre i quali vengono degradate e gli amminoacidi, cioè i mattoni di cui sono costituite, vengono riciclati per altre attività cellulari. E’ stata quindi grande la sorpresa dei ricercatori americani quando hanno identificato un gruppo di proteine che persistono per oltre un anno nel cervello dei ratti. Ovviamente, sono state battezzate “proteine molto longeve”.
Queste stesse proteine sono presenti anche nel cervello umano. In particolare, si localizzano a livello dei pori nucleari, quei canali attraverso i quali avviene la comunicazione l’interno del nucleo e il resto della cellula neuronale. Le “proteine molto longeve” sono quindi fondamentali per la normale attività delle cellule nel nostro cervello oltre a essere esposte, verosimilmente per tutta la vita della cellula, a potenziali danni.
Solitamente le cellule dell’organismo risolvono il problema dell’invecchiamento in modo radicale, semplicemente replicandosi e creando nuove cellule, con un corredo proteico più giovane. Questo processo è sì possibile ma è molto più raro nel tessuto cerebrale. Ecco allora che proprio le “proteine molto longeve”, nel corso della loro lunga vita nel cervello, potrebbero andare incontro ad alterazioni, con conseguente cattivo funzionamento e accumulo di tossine a livello del nucleo dei neuroni. Questo meccanismo potrebbe rappresentare un passaggio importante nella comparsa di alcune patologie a carico del sistema nervoso che tipicamente insorgono con l’invecchiamento, come l’Alzheimer e il Parkinson. Queste ipotesi verranno quindi investigate in ulteriori studi.
Via www.sciencemag.org