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Sembrano essere tempi duri per la comunicazione scientifica in Canada. Tanto che alcuni ricercatori, giornalisti scientifici e le relative associazioni di categoria hanno scritto una lettera aperta al Primo Ministro Stephen Harper, chiedendo una maggiore libertà di espressione.
Perché sembra che dal 2007 i ricercatori, coinvolti in progetti finanziati dallo stato canadese, prima di rispondere ai giornalisti in merito al loro lavoro debbano girare le domande agli uffici stampa dei rispettivi centri dove lavorano; il tutto per avere delle risposte il più possibile “ufficiali” e approvate dagli stessi enti di ricerca. Quindi, poca libertà alle notizie “più fresche” e ai commenti personali dei diretti interessati.
Tutto questo è stato discusso alla conferenza annuale dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS), dove sono state denunciate delle presunte interferenze del governo canadese nella processo di divulgazione della ricerca scientifica [http://goo.gl/o0GVh ].
Come nel gennaio del 2011, quando sembra non sia stato possibile intervistare Kristi Miller che aveva appena pubblicato un lavoro sull’alto tasso di mortalità del salmone canadese [http://goo.gl/z3rvG ].
Certo il morale non è alto fra i ricercatori, e questa posizione rigida del governo canadese potrebbe di fatto creare una frattura fra la quotidiana attività scientifico-lavorativa di molte persone e l’opinione pubblica.
Via www.aaas.org