Via Scoop.itMed News

Progresso in campo medico significa certamente migliorare le tecniche diagnostiche e ottimizzare le cure per le varie malattie: una strada per raggiungere questi traguardi è rappresentata da tutto ciò che è piccolo, molto piccolo.
Ecco che un progetto di somministrazione in miniatura dei farmaci, presentato nel lontano 1999, è stato perfezionato dagli ingegneri del prestigioso MIT di Boston: abbiamo ora a disposizione una sorta di microchip, della grandezza di un’unghia, che può rilasciare in circolo a orari stabiliti la molecola farmacologica. La “siringa-chip” è stato impiantata sottocute in otto donne, affette da osteoporosi post menopausa, con risultati per ora molto positivi.
A un passo più indietro, nel senso che siamo ancora a livello di sperimentazione in laboratorio, ecco che abbiamo una sorta di “micro sonda” che potrebbe nel futuro percorrere il nostro sistema digerente, per scattare foto, per prelevare piccoli campioni di tessuto, per rilasciare farmaci in modo molto mirato [ http://goo.gl/6E1pM ]. Ma la grossa novità sta nel suo movimento: lo zinco, che rivestirebbe la sonda stessa, va a reagire con l’ambiente acido dello stomaco, producendo idrogeno che di fatto metterebbe in moto questo micro-missile. Lo zinco è un materiale biocompatibile e tutto il processo sarebbe “auto-catalitico”, ricavando l’energia necessaria dall’ambiente biologico circostante [ http://goo.gl/p3JU4 ].
Via stm.sciencemag.org

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