Via Scoop.itMed News

Di questi tempi è in corso l’aspro confronto fra quei ricercatori che impiegano gli animali, principalmente roditori, come modelli di studio per le loro ricerche e chi invece è contrario a questo uso – che comunque, è opportuno precisare, non significa quasi mai “vivisezione”. In questo scenario, sono stati appena pubblicati i risultati di due importanti ricerche, condotte (anche) attraverso l’impiego di modelli animali, molto diversi fra loro.
Nelle scimmie è possibile indurre specifiche alterazioni neurologiche, quali tremori e rigidità muscolare, andando a distruggere i neuroni che producono dopamina: ecco quindi un efficace modello animale per la malattia di Parkinson. L’impiego di cellule staminali embrionali umane è altresì considerato un possibile, futuro approccio terapeutico per la cura di alcune patologie neurologiche, fra cui il Parkinson stesso; tuttavia di queste cellule bisogna assolutamente verificare la sicurezza, soprattutto in termini di un possibile sviluppo di tumori. Ecco quindi che alcuni ricercatori giapponesi hanno iniettato cellule staminali nel cervello di alcune scimmie, evidenziando una significativa regressione dei sintomi nell’arco di 6 mesi. Anche gli esami autoptici, hanno mostrato come le cellule staminali si fossero correttamente differenziate in neuroni, in grado di produrre dopamina.
Il Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha invece sviluppato una sezione in cui sofisticati esami diagnostici vengono condotti sui topi, al fine di monitorare lo sviluppo di tumori e l’efficacia di trattamenti terapeutici sperimentali. Ecco quindi che si possono svolgere delle ricerche in parallelo, sull’Uomo e sui topolini, al fine di comprendere meglio gli effetti – voluti o meno – dei farmaci antitumorali. Il nostro genoma, così come quello del topo, è ormai piuttosto conosciuto: è perciò possibile fare dei confronti a livello del DNA, per evidenziare eventuali profili genetici legati alla risposta a determinati farmaci. L’efficacia di questo approccio comparativo uomo-topo è stata appena documentata nello studio di una nuova molecola per la cura del tumore al polmone [http://goo.gl/mgP7b ].
Queste, e molte altre pubblicazioni, dimostrano che la sperimentazione animale ha un fondamento scientifico; chissà, se una certa distinzione fra la specie animali eventualmente da impiegare, possa aiutare a trovare un compromesso nella diatriba ora in corso, laddove certamente la “vera battaglia” è quella contro le malattie invalidanti e mortali che ci affliggono.

Via onlinelibrary.wiley.com