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Predire un evento cardiaco acuto, quale l’infarto, è ovviamente importante [ http://goo.gl/3qPkM ]; ma anche gestire al meglio nel corso del tempo il paziente cardiopatico, sia dal punto di vista strettamente sanitario che di impatto socio-economico, è altrettanto rilevante. L’insufficienza cardiaca, cioè l’incapacità da parte del muscolo cardiaco di pompare la giusta quantità di sangue in tutto il corpo, rappresenta la complicanza più importante di qualunque patologia del cuore: è quindi la tipica patologia cronica che deve essere curata al meglio e che può rappresentare un’enorme spesa per la sanità pubblica.
Al recente congresso dell’American College of Cardiology è stato quindi presentato uno studio relativo a una checklist per il paziente cardiopatico, costituita da 27 punti che spaziano dai dosaggi della terapia farmacologica allo stile di vita quotidiano. Attraverso la verifica da parte del personale sanitario di questa lista, nel momento della dimissione del paziente, è stato dimostrato che è possibile ridurre le complicanze cardiache e i relativi ricoveri nell’arco dei successivi sei mesi, abbassando quindi la spesa sanitaria per la cura dell’insufficienza cardiaca. In questo modo i medici riescono a controllare in modo più mirato gli effetti dei farmaci e i pazienti si ricordano meglio quando assumerli, quando misurare la pressione, cosa sia meglio mangiare.
Al momento la checklist è in fase sperimentale ma gli autori dello studio intendono continuare a dimostrane l’efficacia, al fine di renderla routinaria per la gestione clinica dei pazienti cardiopatici, essendo anche il suo impiego a costo zero.

Via www.medpagetoday.com

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