Via Scoop.itMed News

Oltre un milione e mezzo di nuovi casi di cancro sono attesi quest’anno negli Stati Uniti, e 500 mila americani moriranno a causa di una patologia tumorale entro l’anno. Ma si stima che l’insorgenza globale di più della metà dei tumori possa essere prevenuta. Questo è quanto emerge dallo studio coordinato dall’epidemiologo Graham A. Colditz della Washington University di St. Louis. E’ indubbiamente una notizia che dà speranza. Tuttavia indica palesemente che qualcosa non funziona nel modo più corretto se – fin da ora – sappiamo che ci troveremo di fronte a decessi evitabili.
“Abbiamo ormai una mole di dati che ci dice quali sono le cause di molti tumori”, ci ammonisce Colditz: il fumo, l’obesità, l’inattività fisica sono dei fattori – modificabili – che influenzano il rischio di sviluppare patologie tumorali nel corso della nostra vita. Quindi, non resterebbe che agire sui nostri stili di vita.
Ma ecco che la nostra società, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, non ha fin’ora reagito nel modo più efficace su questo fronte. Sembra che gli ostacoli principali siano: un certo scetticismo sul fatto che il cancro sia effettivamente evitabile; il volere concentrare sforzi e finanziamenti sui risultati a breve e medio termine, quando invece il “vantaggio” è sulla vita intera di ognuno di noi; ottimizzare sì le cure ma solo quando il tumore è già comparso, trascurando le strategie di prevenzione, vaccinali e non; abitudini sociali comunque difficili da modificare, soprattutto a fronte di una, non sempre ottimale, “comunicazione sanitaria”; e non ultimo, come emerge dall’esperienza ventennale di Colditz c’è lo spinoso aspetto che “se si vuole migliorare la salute, bisogna migliorare anche la politica”. Ma a questo punto, ci esorta l’epidemiologo, non abbiamo più scuse, “dobbiamo mettere in pratica tutto quanto sappiamo, per investire sul futuro della nostra salute”.

Via stm.sciencemag.org