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Non ci sono buone notizie per l’artemisia, una pianta presente un po’ dovunque di cui sono note le proprietà medicamentose nel trattamento delle febbri e della malaria [ http://goo.gl/js0jU ]: sembra infatti che la resistenza di Plasmodium falciparum, il parassita responsabile dell’infezione malarica, all’artemisina, il principio attivo dell’artemisia, si stia diffondendo dall’ovest della Cambogia – dove era stata originariamente descritta nel 2005 – alla Thailandia.
“E’ questo un passo indietro rispetto al progetto di riuscire a debellare la malaria, che anzi avrà probabilmente una ricomparsa in molti paesi”, ammette Francois Nosten della thailandese Shoklo Malaria Research Unit [ http://goo.gl/v9629 ]. Con grande preoccupazione si guarda al passaggio dal sud dell’Asia alle regioni sub-Sahariane dell’Africa, dove la malaria è un problema di salute pubblica ma dove comunque non sembra ancora esser comparsa la resistenza all’artemisia.
Ma intanto, sul fronte della ricerca genetica, è stata identifica una precisa regione cromosomica di Plasmodium che è responsabile di circa un terzo dei casi registrati di resistenza all’artemisia [ http://goo.gl/eDneq ]. “Tuttavia siamo ancora lontani dalla comprensione delle basi molecolari di questa resistenza: non sappiamo nulla dei (tanti?) geni che possono esserne coinvolti”, ammonisce il genetista Ian Cheeseman, uno degli autori dello studio.
Per ora, da una parte si conferma come le spiccate capacità di adattamento molecolare di molti agenti patogeni siano alla base della loro infettività, dall’altra è chiaro come si debbano investire sforzi finaziari e scientifici per precedere l’arrivo di questa nuova resistenza nei paesi più vulnerabili all’infezione malarica.

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