maggio 2012


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La collaborazione fra tre gruppi diversi, rispettivamente da Milano, Pavia e Yokohama in Giappone, per scoprire un inaspettato ruolo da parte dell’RNA. Già nota l’eterogeneità di queste molecole per quanto riguarda la struttura e la lunghezza, l’RNA è sempre stato considerato il passaggio intermedio dall’informazione di tipo genetico, propria del DNA, a un’attività funzionale, svolta dalle singole proteine codificate dai geni. Emerge ora l’azione di controllo svolta dall’RNA stesso nei confronti delle sequenze di DNA danneggiato [ http://alturl.com/yh62t ].

Nelle cellule sottoposte a stress chimico o biologico, il DNA può andare incontro a danni; sono state identificate quindi delle piccole molecole di DNA, corrispondenti alla sequenza di DNA danneggiato, che hanno il compito di allertare la cellula stessa. Con la presenza infatti di questi DDRNA (RNA di risposta al danno nel DNA) la cellula blocca la d sua divisione e attiva i meccanismi di riparazione del danno al DNA: tutto questo, con lo scopo di evitare che la sequenza danneggiata di DNA possa essere trasmessa ad altre cellule.

Questa scoperta ha giustamente sollevato molto fermento sul versante dei processi molecolari alla base della crescita tumorale: è infatti ragionevole sospettare che qualche mancato “allarme molecolare” da parte dei DDRNA possa permettere a qualche cellula, con il DNA danneggiato, di continuare a replicarsi, rappresentando la premessa per lo sviluppo di un tumore. Studiare i DDRNA nelle cellule tumorali sarà quindi il prossimo obbiettivo dei ricercatori.

See on www.nature.com

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Negli Stati Uniti, il Federal Research Public Access Act sta proseguendo il suo iter per l’approvazione attraverso il Congresso; lo scopo è quello di rendere completamente libero l’accesso ai dati scientifici delle ricerche finanziate con fondi pubblici, addirittura entro sei mesi dalla loro iniziale pubblicazione. E in Inghilterra, un parere favorevole sulla linea dell’open access è stato espresso dallo stesso ministro della Ricerca Scientifica, David Willets [ http://alturl.com/ygaa2 ].

Ora, i cittadini americani e non sono invitati a sottoscrivere una petizione on line, per sottoporre la questione direttamente al presidente Obama. C’è infatti fermento per questo spinoso aspetto dell’attività di ricerca; tanto che John Holdren, consulente personale del presidente in materia di scienza e tecnologia, sta portando avanti una serie di incontri con le amministrazioni e i sostenitori dell’open access scientifico [ http://alturl.com/sbuzy ]. Tutto questo sembra dimostrare una concreta sensibilizzazione al problema da parte delle alte sfere politiche, in realtà non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa.

Intanto l’obbiettivo della petizione on line al presidente Obama è quello delle 25.000 firme; ne mancano poco meno di 5.000.

See on wwws.whitehouse.gov

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Il nordik walking è un’attività sportiva di tipo aerobico, in cui la camminata di buon passo si associa a un preciso movimento delle braccia, tramite l’impiego di idonei bastoncini: nata in Finlandia, si è ormai ampiamente diffusa anche in Italia [ http://alturl.com/8n8qc ]. Alcuni benefici di questa attività sono stati ora scientificamente studiati e presentati al congresso annuale sull’insufficienza cardiaca della European Society of Cardiology [ http://alturl.com/fcaxu ].

L’insufficienza cardiaca, detta anche scompenso, è una patologia nella quale

il cuore non è più in grado di pompare la giusta quantità di sangue all’organismo, e quindi di ossigeno alle cellule dei tessuti. Era già noto come un moderato esercizio fisico potesse migliorare la qualità di vita dei pazienti con scompenso, sebbene soprattutto nelle forme più avanzate possa risultare difficile ai pazienti applicarsi in qualunque attività che richieda un supplemento di ossigeno per i muscoli. Alcuni ricercatori polacchi hanno quindi sottoposto un gruppo di pazienti con scompenso e un gruppo di soggetti sani a due test fisici sul tapis roulant – uno condotto secondo la tecnica del nordic walking e l’altro in modo più canonico. Entrambi i gruppi di studio hanno mostrato un significativo incremento dell’attività cardiorespiratoria facendo nordic walking, rispetto alla normale camminata sul tappeto, il tutto senza alcun specifico disagio o danno per il muscolo cardiaco. “Nel nordic walking si cammina, ma in realtà si muovono anche le braccia, e con i bastoncini si può alleviare la fatica: ecco perchè questa attività può essere importante dal punto di vista terapeutico”, rimarca il fisioterapista Andrzej Lejczak, coordinatore dello studio. La casistica dello studio è tuttavia esigua, e quindi sarà importante confermare questi promettenti risultati su un numero maggiore di pazienti con insufficienza cardiaca. E chissà che il nordic walking non possa entrare nella check list del paziente cardiopatico [ http://alturl.com/az9xp ].

See on spo.escardio.org

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Già l’impiego di modelli matematici nella lotta contro l’HIV era una notizia di un certo interesse [ http://goo.gl/EP0Rw ], ma ora la grossa novità è l’impiego di un farmaco antiretrovirale nella prevenzione dell’infezione stessa.

Truvada è il farmaco per il quale l’FDA americana, dopo lunghe valutazioni, si è espressa in questo senso: già usato dopo avere contratto il virus, potrà ora essere impiegato per prevenire l’infezione stessa. I dati degli studi clinici dimostrano che il farmaco può ridurre di oltre il 50% il rischio di trasmissione dell’infezione, all’interno delle coppie nel quale uno dei due partner è sieropositivo. Tanto che l’FDA stessa ritiene questa “una grossa opportunità per bloccare l’epidemia” [ http://goo.gl/mKY0V ]. Questo farmaco, da prendere a scopo preventivo una volta al giorno, sarà comunque destinato a particolari situazioni quali le coppie – con un partner sieropositivo – che desiderano avere un figlio, oppure quelle realtà nelle quali le donne sono soggette ad abusi o vengono infettate direttamente dai mariti, non disponibili ad usare il preservativo.

Però la principale riserva della comunità scientifica è che in qualche modo si possa abbassare la guardia nei confronti di HIV: infatti, non deve assolutamente passare il messaggio che sia pronto un vaccino, per tutti, contro l’infezione da HIV. Il nuovo farmaco sarà destinato solo a chi, anche per motivi molto diversi, è più a rischio: quindi la migliore prevenzione rimane ancora l’uso del preservativo durante i rapporti sessuali.

See on www.fda.gov

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Tutto parte dall’informatica pura, dalla “web analysis”, e dal PageRank di Google: quando infatti chiediamo a questo motore di ricerca di trovarci qualcosa di specifico in internet, il risultato è rappresentato da un elenco di pagine web. L’ordine di questo elenco, con all’inizio ciò che è più importante e pertinente a quanto da noi cercato, è attentamente governato da un algoritmo, detto PageRank [ http://goo.gl/rxpxH ].

L’idea di un gruppo di bioinformatici e chirurghi è stata quindi quella di utilizzare un algoritmo modificato del PageRank, per ordinare circa 20.000 proteine in base al loro ruolo nello sviluppo del tumore pancreatico. Il PageRank tiene conto di quanto e come una pagina è connessa ad altre pagine nello sterminato mondo virtuale del web; allo stesso modo l’algoritmo, appena messo a punto, considera le interazioni – sia fisiche che in termini di ruolo biologico – che si creano normalmente fra le proteine all’interno di una nostra cellula. Queste informazioni sono poi associate ai risultati che provengono dai marcatori tumorali, sono solitamente testati nel sangue nel caso si sospetti la presenza di un tumore oppure si debba valutarne nel tempo la progressione.

Il nuovo metodo bioinformatico sembra funzionare: analizzando l’espressione dei geni in 30 pazienti con tumore al pancreas, sono state individuate sette proteine che potrebbero predire l’andamento del tumore stesso e quindi indirizzare meglio le scelte terapeutiche in ogni paziente. E’ ora necessario mettere a punto uno studio clinico su larga scala, per validare al meglio questo “pagerank biologico”.

See on www.ploscompbiol.org

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E’ stato certamente identificato l’enzima che lascia libero il colesterolo “cattivo” LDL di circolare nel sangue, con potenziali effetti negativi per la salute [ http://goo.gl/mHZH1 ]. Ma ora, da una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, sembra che la sua controparte – il colesterolo HDL – in fondo non sia poi così “buono”.

Secondo il team di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston, al quale ha aderito anche un gruppo italiano, il colesterolo HDL – contrariamente a quanto fino a ora pensato – non riduce significativamente il rischio cardiovascolare. Dopo avere indagato in circa 120.000 persone alcune sequenze di DNA, legate al metabolismo delle HDL, è emerso infatti che specifiche varianti genetiche pur associandosi a maggiori livelli plasmatici di colesterolo “buono” HDL, di fatto non riducono il rischio di infarto. Quindi, alcuni di noi possono essere geneticamente fortunati avendo tanto HDL nel sangue, senza però essere più protetti dall’infarto, rispetto ad altre persone.

E’ certamente un duro colpo, anche sul versante farmaceutico nel quale c’è un grosso investimento per lo sviluppo di farmaci in grado di alzare i livelli di HDL, con il presunto scopo della prevenzione cardiovascolare. Ciò non toglie comunque che il colesterolo totale rimanga strettamente legato al rischio cardiovascolare: infatti livelli elevati di colesterolo LDL si associano a problemi cardiaci e circolatori.

See on www.thelancet.com

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Dopo il concetto, comunemente diffuso ma solo recentemente indagato dal punto di vista scientifico, che vivere in campagna fa bene alla salute [ http://goo.gl/Gn56K ], ecco che si fa luce sull’altrettanto noto effetto benefico degli omega-3. Perchè questi acidi grassi fanno bene, tanto che è possibile acquistarli in associazione a composti multivitaminici e negli integratori alimentari?

Gli omega-3, naturalmente presenti nel pesce, sono da sempre associati a effetti benefici per l’organismo; è noto per esempio come gli Eschimesi, la cui dieta è primariamente a base di pesce, mostrano un’incidnza di malattie cardiovascolari significativamente inferiore alle popolazioni che si nutrono principalmente di carne bovina. Gli omega-3 sono un componente fondamentale delle membrane cellulari, ma solo con la ricerca di un gruppo di farmacologi e biochimici della University of California si è potuto osservare da vicino queste molecole, comprendendone alcuni meccanismi di azione.

Macrofagi di topo, specifiche cellule presenti normalmente nel sangue dei mammiferi, sono stati nutriti in laboratorio con tre differenti tipi di acidi grassi, due dei quali erano omega-3. Queste cellule sono state poi stimolate in modo da indurre una tipica risposta infiammatoria: si è quindi osservato come gli omega-3 interferiscano con alcune molecole pro-infiammatorie, riducendo la risposta biologica della cellula stessa; tanto che questo meccanismo è stato paragonato a quello dell’aspirina, un tipico farmaco antiinfiammatorio. In realtà però l’azione degli omega-3 non è poi così ad ampio raggio: infatti questi stessi acidi grassi possono stimolare indirettamente altre molecole che, attraverso la mediazione degli stessi macrofagi, rafforzano invece la risposta infiammatoria locale. Ecco quindi che gli omega-3 sembrano avere un duplice – e in parte opposto – ruolo nei meccanismi dell’infiammazione: questi aspetti dovranno certamente essere approfonditi, perchè gli omega-3 potranno rappresentare dei potenziali bersagli per nuovi farmaci antiinfiammatori, più mirati, e quindi con meno effetti collaterali.

See on www.pnas.org

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