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Indagare le basi genetiche dell’intelligenza è forse una delle sfide più ardue della ricerca scientifica, anche perchè il concetto di intelligenza è in parte qualcosa di non facilmente classificabile. Un possibile approccio potrebbe essere quello di considerare le connessioni fra i nostri neuroni come i processori all’interno di un computer, quindi “se andiamo ad aumentare il numero di connessioni, aumentiamo la capacità del nostro cervello di gestire le informazioni e in ultimo miglioriamo le nostre capacità intellettive”, è quanto ci propone Franck Polleux, neurobiologo allo Scripps Research Institute in California.

Con questo approccio sono state pubblicate due ricerche che suggeriscono come errori di duplicazione del DNA, avvenuti milioni di anni fa, potrebbero avere avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle capacità intellettive, proprie della nostra specie. Nel primo lavoro il gene SRGAP2, responsabile della migrazione dei neuroni, è stato studiato nelle sue quattro diverse copie, presenti nel nostro genoma. Queste copie, tutte localizzate sul cromosoma 1, mancano di una piccola porzione del gene originale e, almeno una di esse dà una proteina non funzionale. Si ritiene che SRGAP2 si sia duplicato circa 2,4 milioni di anni fa quando Ominidi più evoluti, dotati di una massa cerebrale più grande rispetto a quella degli australopiteci [ http://goo.gl/93njc ], sono comparsi in Africa. Lo stesso Polleux, autore del secondo studio [ http://goo.gl/dXB3f ], ha dimostrato come la copia di SRGAP2 che dà una proteina non funzionale può inibire l’effetto delle copie funzionali dello stesso gene: nel topolino, è stato infatti dimostrato che la massa cerebrale non si sviluppa ulteriormente ma invece si ha un infittirsi delle connessioni fra le cellule neuronali stesse. Insomma, a parità di dimensioni, si ha (forse) un processore migliore.

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