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Abbiamo visto come ricerche, che durano anni in uno specifico settore, possano magari avere bisogno di ulteriori studi, più generali, in modo da riuscire ad avere una visione più completa di un fenomeno biologico [ http://goo.gl/AsmmF ]. Così come alcune nozioni, magari riguardanti aspetti della vita sociale, possono essere accettate senza che vi sia stata un’adeguata dimostrazione sperimentale.

Sul fatto che vivere in campagna non possa fare che bene, nessuno ha mai avuto dubbi. Ma solo un gruppo di ricercatori finlandesi ha pensato di valutare lo stato allergico di 118 ragazzi, metà dei quali sono nati e hanno vissuto da sempre in una zona rurale nell’est della Finlandia mentre l’altra metà è nata e vive in città. Mediante tamponi cutanei, si è visto che i ragazzi delle campagne hanno una flora batterica più varia sulla pelle, rispetto ai compagni delle città; inoltre le molecole, che tipicamente promuovono le reazioni allergiche, sono presenti in livelli significativamente inferiore nel sangue dei ragazzi che vivono nelle zone rurali, rispetto a chi vive in città. Proseguendo nel loro rigoroso approccio sperimentale, i ricercatori hanno quindi stimato il grado di biodiversità nei due ambienti di provenienza della popolazione di studio, dimostrando come il numero di specie diverse di piante sia significativamente superiore nella campagna rispetto alla città.

Viene quindi evidenziata una possibile relazione fra la biodiversità ambientale e le allergie: infatti molte molecole presenti nell’ambiente si comportano da allergeni al primo contatto, per esempio quando siamo adulti, dal momento che il nostro sistema immunitario – magari relegato in un ambiente cittadino – non è stato opportunamente stimolato nell’età giovanile. Probabilmente “già risaputo”, ma solo ora scientificamente dimostrato.

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