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E’ stato certamente identificato l’enzima che lascia libero il colesterolo “cattivo” LDL di circolare nel sangue, con potenziali effetti negativi per la salute [ http://goo.gl/mHZH1 ]. Ma ora, da una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, sembra che la sua controparte – il colesterolo HDL – in fondo non sia poi così “buono”.

Secondo il team di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston, al quale ha aderito anche un gruppo italiano, il colesterolo HDL – contrariamente a quanto fino a ora pensato – non riduce significativamente il rischio cardiovascolare. Dopo avere indagato in circa 120.000 persone alcune sequenze di DNA, legate al metabolismo delle HDL, è emerso infatti che specifiche varianti genetiche pur associandosi a maggiori livelli plasmatici di colesterolo “buono” HDL, di fatto non riducono il rischio di infarto. Quindi, alcuni di noi possono essere geneticamente fortunati avendo tanto HDL nel sangue, senza però essere più protetti dall’infarto, rispetto ad altre persone.

E’ certamente un duro colpo, anche sul versante farmaceutico nel quale c’è un grosso investimento per lo sviluppo di farmaci in grado di alzare i livelli di HDL, con il presunto scopo della prevenzione cardiovascolare. Ciò non toglie comunque che il colesterolo totale rimanga strettamente legato al rischio cardiovascolare: infatti livelli elevati di colesterolo LDL si associano a problemi cardiaci e circolatori.

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