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Attraverso un progetto della Queensland University of Technology di Brisbane durato 7 anni, ogni singola città dell’Australia è stata considerata in base all’accessibilità dei suoi cittadini al più vicino centro di pronto intervento cardiologico – valutato in base al tipo di cure che può offrire – in caso di infarto. E’ emerso che il 71% della popolazione australiana vive come massimo a un’ora di macchina da un centro cardiologico di elevata capacità assistenziale; tuttavia, solo il 68% dei soggetti oltre i 65 anni di età – percentuale che scende al 40% fra gli indigeni australiani – vivono nelle vicinanze di un ospedale ben attrezzato.

Cosa può avere a che fare tutto questo con l’Italia? Certamente il nostro non è un paese vasto quanto l’Australia, né con una eterogeneità sanitaria che si può invece trovare in quel continente, passando dalle aree più rurali a quelle cittadine. Tuttavia, l’idea di un’analisi sistematica del servizio di assistenza specialistica per quanto riguarda il settore cardiovascolare potrebbe aiutare nella politica sanitaria e nella gestione delle risorse, sia umane che economiche. Se informato preventivamente, il cittadino può essere cosciente dell’ospedale più vicino dove recarsi in caso di infarto, lo stesso personale medico potrebbe gestire in modo più appropriato queste urgenze, il tutto incrementando la tempestività del servizio: proprio la velocità di intervento rappresenta infatti uno degli aspetti più importanti nella gestione delle patologia cardiache di tipo acuto quali infarto, insufficienza e arresto cardiaco.

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