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La spesa sanitaria è cresciuta e continua a crescere, vertiginosamente. Almeno per quanto riguarda i paese più sviluppati, questa è cosa ormai nota. Ma ne vale la pena? Le spese sono comunque proporzionali ai servizi offerti? Per rispondere a questa domanda, è stata condotta un’analisi dei costi e dei tassi di mortalità nei pazienti ricoverati presso il Massachusetts General Hospital di Boston [ http://alturl.com/7unax ], a partire dal 1821.

Attraverso l’analisi dell’attività dell’ospedale americano che riceve i più ingenti finanziamenti annuali per l’attività di ricerca, è emerso come nell’Ottocento in realtà non ci sia stato un grande aumento dei costi; in realtà, questo è avvenuto in modo massiccio solo a partire dal Novecento. Ma i risultati ci sono stati, con un significativo abbassamento dei tassi di mortalità dei pazienti ricoverati. Le spese sanitarie sono andate aumentando anche nell’ultima decina di anni, senza però riuscire a incidere ulteriormente sui successi delle cure mediche. Insomma, si spende sempre più, senza tuttavia morire di meno.

Sebbene il Massachusetts General Hospital sia comunque un caso particolare per la sua spiccata attività di ricerca medica, gli autori dello studio ritengono che queste analisi possano ricalcare la situazione anche della maggioranza degli altri ospedali. Il punto ora è capire se si può migliorare ulteriormente la sopravvivenza dei pazienti oppure – forse con un approccio più conservativo – adottare oculate, ma sempre efficienti, strategie assistenzialistiche, per ottimizzare la gestione clinica dei malati.

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