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Una buona notizia per la diagnosi dell’Alzheimer: al Mount Sinai Medical Center di New York viene impiegato un nuovo agente diagnostico (florbetapir), in grado di individuare i depositi cerebrali di beta amiloide, il cui accumulo è alla base della malattia dell’Alzheimer. Il punto è che fino a ora l’identificazione delle placche di amiloide era possibile solo attraverso l’esame autoptico: il nuovo approccio diagnostico pone quindi le basi per un esame, nel quale il paziente viene sottoposto a una particolare tecnica di medicina nucleare (PET), che può essere realmente utile per il decorso clinico del malato di Alzheimer.

Lo scorso annola Foodand Drug Administration (FDA) americana aveva chiesto espressamente un programma di training per i centri di medicina nucleare destinati ad impiegare questa nuova metodica, in modo da garantire una corretta e omogenea interpretazioni dei risultati diagnostici. Poi, la rivista scientifica JAMA ha pubblicato i risultati della sperimentazione clinica di florbetapir

su 35 pazienti terminali, il cui encefalo era stato esaminato dopo il decesso. Attraverso il confronto con 74 controlli sani, l’esame PET con florbetapir ha mostrato un alto potere diagnostico nell’identificazione delle placche di beta amiloide [ http://alturl.com/rp32j ]. Ora la stessa FDA ha approvato l’uso diagnostico di questa nuova molecola.

In realtà, proprio ora lo scenario si potrebbe fare più complesso: avendo introdotto nella routine diagnostica il nuovo agente, molti risultati verranno via via prodotti e dovranno essere attentamente analizzati; dovranno essere valutati sul lungo periodo i costi di questa analisi, e certamente diverse aziende si attiveranno per sviluppare molecole simili, da mettere sul mercato. Insomma, non è detto che il florbetapir sia la molecola “migliore” per la futura diagnosi in vivo della malattia di Alzheimer: ma certamente, tutto questo non potrà che spingere la ricerca verso il reale traguardo di una diagnosi mirata e precoce di quella malattia che rappresenta circa l’80% di tutte le forme di demenza nell’età senile.

See on www.mountsinai.org

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