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A poco più di un anno dall’incidente nucleare di Fukushima [ http://alturl.com/35fht ], sono stati presentati i risultati dell’indagine da parte di un’apposita commissione di scienziati giapponesi, in merito alla gestione di quel disastro.

Il messaggio che si ricava dalla lettura delle 88 pagine della relazione è chiaro: le procedure di soccorso e di gestione dell’emergenza non hanno funzionato, sia a livello governativo che da parte della stessa Tepco, l’azienda che gestiva la centrale nucleare di Fukushima. Tuttavia la malagestione risale a prima dell’incidente stesso in quanto i livelli di sicurezza della centrale, costruita decenni fa, non sono mai stati migliorati. Quindi, anche un terremoto più debole di quello che si è effettivamente verificato avrebbe potuto causare un serio incidente.

Ma paradossalmente, la cultura stessa del Giappone, ligia al dovere e poco portata a mettere in discussione quanto deciso dalle autorità, può rappresentare un rischio in situazioni di questo tipo. E’ quanto emerge sempre dalla relazione che quindi non presenta solo aspetti tecnico-scientifici, ma si spinge verso una sorta di autocritica sociale. Analisi che, tutto sommato, potrebbe valere non solo per il Paese del Sol Levante.

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