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Poche settimane fa sono stati presentati i risultati della commissione di scienziati giapponesi che ha indagato le modalità con le quali è stato gestito l’incidente nucleare di Fukushima [ http://alturl.com/5urtz ]. Ora due ricercatori della Stanford University hanno impiegato un modello matematico – che ha considerato i livelli di deposizione degli inquinanti radioattivi al suolo, di quanto può essere stato inalato e ingerito attraverso i cibi e le acque contaminate – per stabilire quante persone si ammaleranno di tumore nel mondo, nei prossimi 50 anni a causa di quell’incidente.

Lo studio ripercorre la successione degli eventi, dal punto di vista della dispersione degli elementi inquinanti: la maggior parte delle sostanze radioattive si è riversata da subito nel mare, tanto che dopo pochi giorni dall’incidente, oltre 11.000 litri di acqua altamente contaminata minacciava la risorsa ittica della regione. Dopo sei mesi, la radioattività era addirittura superiore a quella dell’incidente di Chernobyl. Tuttavia a un anno dal disastro, le cose sembravano un po’ migliorate, soprattutto per la popolazione sulla costa: anche grazie ai venti che hanno spirato verso il mare, l’esposizione alle radiazioni è risultata piuttosto bassa.

Considerando tutto questo il modello, per i prossimi 50 anni, ha previsto 180 nuovi casi di cancro e 130 decessi nel mondo, a causa di Fukushima. Di fatto, sono dei numeri molto bassi anche se, come sottolineano gli stessi autori, è importante ricordare come questi modelli epidemiologici non possano ancora definire precisamente il rischio per la salute. Altri studi infatti sono più pessimistici, considerando l’esposizione più a lungo termine [ http://alturl.com/zzd33 ]: tenendo conto delle piogge che potrebbero avere deposto alti livelli di inquinanti radioattivi, è stato stimato un aumento dei casi di tumore nell’ordine delle migliaia di unità, anche in Europa e in Asia. E chissà come stanno nel frattempo le 14 specie di uccelli [ http://alturl.com/zi44o ] presenti a Fukushima?

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