agosto 2012


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L’11 marzo 2011 c’è stato il terremoto e il conseguente catastrofico tsunami in Giappone. Un gruppo di cardiologi giapponesi ha perciò analizzato il numero e la tipologia di interventi delle ambulanze, registrati dall’11 febbraio al 30 giugno 2011 in una delle aree più colpite dal terremoto. Questi dati sono stati poi confrontati con quelli relativi agli stessi mesi, negli anni 2008-2010. E’ emerso come nei mesi successivi al terremoto, ci sia stato un significativo incremento dei casi di seri eventi cardiaci, rispetto ai 3 anni precedenti il sisma. In particolare i casi di arresto cardiaco hanno presentato un picco nelle 24 ore successive al terremoto, per poi diminuire in modo piuttosto rapido; invece l’aumento dei casi di infarto e polmonite si è protratto per un periodo di oltre 6 settimane dall’evento sismico. Può sembrare forse scontato che ci siano “problemi di cuore” dopo un terremoto, e che allo stesso modo debbano aumentare i casi di tumore dopo un incidente nucleare [ http://goo.gl/prWPX ], tuttavia questi studi rappresentano le basi per definire le migliori strategie di primo soccorso medico – in termini di tempi e modi di intervento sul territorio – in caso di grosse emergenze.
See on eurheartj.oxfordjournals.org

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interesting article questioning the usefulness of Impact in measuring scientific quality Factor http://t.co/BZs6bp8D...

Vedi anche “Ecco i nuovi impact factor delle riviste scientifiche” [ http://goo.gl/kfkrN %5D

See on blogs.lse.ac.uk

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Heart Groups Issue Third Universal Definition for Myocardial Infarction

The third universal definition for myocardial infarction has been issued by the American College of Cardiology, American Heart Association, European Society of Cardiology, and World Heart Federation. It establishes the level of troponin necessary to diagnose MI in various clinical situations (e.g., after cardiac and noncardiac procedures).

According to the definition, an MI diagnosis requires a cardiac troponin (I or T) level above the 99th percentile of a normal reference population, plus one or more of the following:

symptoms of ischemia;new significant ST/T wave changes or left bundle branch block;pathologic Q waves on ECG;new loss of viable myocardium or regional wall motion abnormality, as observed on imaging;intracoronary thrombus diagnosed by angiography or autopsy.

See on eurheartj.oxfordjournals.org

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Il PSA è una proteina che viene prodotta dalla ghiandola prostatica e rilasciata normalmente nel sangue. Da diversi anni rappresenta un test di routine per i maschi, solitamente a partire dai 50 anni di età, in quanto alti livelli ematici di questa proteina possono correlare con la presenza del cancro alla prostata. Sono stati ora presi complessivamente in esame i risultati di tre importanti studi clinici condotti a partire dal 1985 negli Stati Uniti, ed è emerso come il test del PSA per lo screening e il monitoraggio dell’evoluzione del cancro prostatico porti a significativi benefici, in termini di una più precoce e precisa diagnosi del tumore stesso. Anche in caso di tumore che si è metastatizzato, il PSA si associa a un aumento della sopravvivenza media. Questi risultati valgono sia per i soggetti maschi di origine caucasica che per quelli di colore, laddove una componente genetica differente avrebbe potuto rendere meno efficace l’esame diagnostico del PSA.
See on www.jurology.com

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Quasi sei milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo per un fattore di rischio che potrebbe essere in buona parte rimosso. Sì, perché stiamo parlando del consumo di tabacco, “un’epidemia” come viene definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità responsabile del 9% circa dei decessi nel mondo. La rivista Lancet pubblica i risultati di uno studio condotto in quattordici nazioni a reddito medio-basso, nel quale emerge che il 48% circa degli uomini e l’11% delle donne fumano. Dovunque la percentuale di donne fumatrici e mediamente più bassa rispetto a quella degli uomini, anche se nelle ultime generazioni si evidenzia un preoccupante trend nel quale donne sempre più giovani iniziano a fumare. E soprattutto, pochi smettono di fumare. Dal punto di vista economico, nei paesi a basso reddito ogni 9.100 dollari che vengono incassati con le tasse sulla vendita tabacco, solamente un dollaro viene investito per le iniziative di prevenzione e informazione sui danni del fumo.
See on www.thelancet.com

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Una notizia molto preoccupante è stata pubblicata, durante le recenti vacanze estive, sulla rivista scientifica Nature. Dopo uno studio in merito alle conseguenze delle radiazioni di Fukushima sulla popolazione locale di uccelli [ http://goo.gl/7Qufb ], un gruppo di ricercatori giapponesi ha indagato 144 esemplari adulti di piccole farfalle azzurre (Zizeeria maha); queste farfalle erano state catturate, a partire da due mesi dopo l’incidente nucleare. 

Sono state studiate le prime generazioni “più vecchie” e poi quelle successive, i cui genitori erano adulti all’epoca dello scoppio dei reattori di Fukushima. Confrontando le alterazioni presenti in farfalle raccolte in luoghi diversi, si è visto che le zone con più alta quantità di radiazioni ambientali erano quelle che ospitavano farfalle co ali molto più piccole e occhi sviluppati in modo irregolare. In particolare, queste anomalie aumentavano passando dalle prime generazioni a quelle più giovani, suggerendo l’esistenza di alterazioni genetiche che venivano ereditate da una generazione all’altra. Questo studio è importante, soprattutto per le implicazioni che potrebbe avere per le altre specie, Uomo compreso ovviamente, che vivevano e vivono tuttora nella zona di Fukushima.
See on www.nature.com

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Prima delle vacanze estive desidero segnalare una notizia di Vita, non di scienza.

Luigi Laraia, a 37 anni, si ammala di leucemia. Quattro mesi fa, ha fatto il primo ciclo di chemioterapia: “Mi faceva male tutto il corpo, le ossa mi facevano male fino all’anima. Pensavo sarebbe durato per sempre. Ma non è stato così: dopo un po’ ho iniziato a sentirmi meglio, riguadagnavo forza, mi sentivo di nuovo me stesso. Ho ripreso ad allenarmi in bicicletta, giorno per giorno”.

Ora Luigi sta pedalando attraverso gli Stati Uniti; lo vuole fare in 35 giorni. Per sensibilizzare tutti noi sul tema del cancro, e per raccogliere un po’ di fondi destinati alla ricerca. E giorno dopo giorno si racconta nel blog “Relentless for a cure”.

Una storia, “triste”: certo, nessuno può negare che sia – anche – triste. Tuttavia dobbiamo provare a guardare oltre, anzi dobbiamo guardare bene la strada davanti a noi, come si fa quando si pedala. Lo dobbiamo a Luigi e a tutti “quei milioni di persone nel mondo che si possono definire come pazienti oncologici”.

See on luigilaraia.blogspot.it

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