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L’11 marzo 2011 c’è stato il terremoto e il conseguente catastrofico tsunami in Giappone. Un gruppo di cardiologi giapponesi ha perciò analizzato il numero e la tipologia di interventi delle ambulanze, registrati dall’11 febbraio al 30 giugno 2011 in una delle aree più colpite dal terremoto. Questi dati sono stati poi confrontati con quelli relativi agli stessi mesi, negli anni 2008-2010. E’ emerso come nei mesi successivi al terremoto, ci sia stato un significativo incremento dei casi di seri eventi cardiaci, rispetto ai 3 anni precedenti il sisma. In particolare i casi di arresto cardiaco hanno presentato un picco nelle 24 ore successive al terremoto, per poi diminuire in modo piuttosto rapido; invece l’aumento dei casi di infarto e polmonite si è protratto per un periodo di oltre 6 settimane dall’evento sismico. Può sembrare forse scontato che ci siano “problemi di cuore” dopo un terremoto, e che allo stesso modo debbano aumentare i casi di tumore dopo un incidente nucleare [ http://goo.gl/prWPX ], tuttavia questi studi rappresentano le basi per definire le migliori strategie di primo soccorso medico – in termini di tempi e modi di intervento sul territorio – in caso di grosse emergenze.
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