See on Scoop.itMed News

Talvolta può accadere, in una vena profonda, che un gruppo di piastrine si aggreghi a seguito della presenza di fibrina, formando un trombo (tromboembolismo venoso); c’è quindi il rischio che si possano staccare dei frammenti del trombo che vanno a fermarsi nel circolo polmonare, causando la temuta complicanza dell’embolia polmonare. E’ noto come i pazienti allettati a seguito di gravi traumi siano ad alto rischio di tromboembolismo venoso; una delle sfide terapeutiche più importanti per i medici è infatti quella di trovare la profilassi migliore – dall’assunzione di anticoagulanti, alla compressione degli arti inferiori – per prevenire queste complicazioni nei pazienti a più alto rischio. A partire dal 2008, presso la Johns Hopkins Medicine di Baltimora è attivo un protocollo decisionale, in merito alla prevenzione del tromboembolismo venoso, che attraverso la compilazione di una checklist informatizzata aiuta il medico a scegliere il migliore supporto terapeutico nei pazienti traumatizzati. E i risultati appena pubblicati su 1599 pazienti sono confortanti: se i casi di embolia polmonare sono rimasti pressochè costanti, si è invece registrata una riduzione del 90% dei casi di tromboembolismo venoso agli arti inferiori. Il programma informatico è stato già messo a punto, certamente si dovrà ampliare la casistica per confermarne l’efficacia, ma poi i costi per un’eventuale introduzione dello stesso nella pratica clinica quotidiana potranno essere minimi, a fronte di enormi vantaggi in termini di salute pubblica.
See on archsurg.jamanetwork.com

Annunci