novembre 2012


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E’ stata svelata la struttura proteica tridimensionale che contiene il genoma dei virus influenzali. Oltre al gruppo spagnolo coordinato da Jaime Martín-Benito, anche quello di Ian Wilson http://goo.gl/pCgq0 ha infatti studiato le ribonucleoproteine, cioè il complesso di RNA e proteine che caratterizza la parte più interna di un virus. Tra le varie proteine, un ruolo fondamentale è esercitato dalla polimerasi, enzima coinvolto nei processi di replicazione dell’RNA virale e quindi di diffusione dell’infezione. Attraverso la microscopia elettronica, è stato possibile seguire la replicazione virale e le modifiche che avvengono a livello delle ribonucleoproteine, passo fondamentale per comprendere i meccanismi con i quali i virus influenzali infettano le nostre cellule, provocando poi i ben noti sintomi.
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Ecco i risultati del concorso annuale della National Science Foundation per raccontare La scienza attraverso le immagini http://goo.gl/Ts3mp Le votazioni pubbliche si sono svolte nelle seguenti categorie: giochi e applicazioni, video, fotografie, illustrazioni, poster e grafici.
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Ferrarelle Social Release…

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Al recente congresso della American Society of Human Genetics http://goo.gl/DZqW3 sono stati presentati i risultati di uno studio in merito alle basi genetiche delle patologie coronariche. Attraverso il confronto del DNA di circa 63.000 pazienti con quello di oltre 130.000 individui sani, sono state identificate 20 nuove varianti genetiche che si differenziano nei due gruppi. Si ritiene quindi che il rischio cardiovascolare non sia strettamente legato a pochi “importantissimi” geni, bensì un numero piuttosto elevato di varianti genetiche – ad oggi sono 47 quelle conosciute – concorre ad aumentare la possibilità che ognuno di noi possa, con l’avanzare dell’età, andare incontro a seri disturbi cardiaci. Buona parte di queste varianti si localizza in geni legati al metabolismo dei grassi e alla regolazione della risposta infiammatoria. Se da una parte la presenza delle placche aterosclerotiche – ricche di grasso – è un noto fattore di rischio cardiovascolare, dall’altra è meno noto il ruolo dell’infiammazione nella genesi dei disturbi cardiaci; quest’ultimo quindi rappresenta un nuovo e importante campo di ricerca, con il fine ultimo di sviluppare terapie sempre più mirate per la cura delle patologie coronariche.
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Ecco un esempio tutto italiano – dall’Università di Pavia – di conoscenze scientifiche trasferite alla vita quotidiana. Miconet, uno spin-off accademico fondato da 8 ricercatori provenienti dalla micologia, dalla botanica e dalla fisiologia, guarda con particolare attenzione alla nostra salute alimentare.  Il background scientifico di questi ricercatori consente infatti di monitorare costantemente le proprietà funzionali e le caratteristiche nutritive di specifici prodotti che vengono poi proposti sul mercato: avremo quindi la possibilità di scegliere alcuni funghi dalle particolari proprietà officinali e vari alimenti derivati da essi.
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> Movimento, alimentazione corretta, niente fumo e un controllo periodico. Sono pochi ma fondamentali gli accorgimenti da adottare per mantenere il proprio cuore in salute. In occasione del “Mese della Prevnzione Cardiovascolare” ricordiamo l’importanza della prevenzione delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte e di invalidità grave.

 

Le buone abitudini quotidiane passano da un stile di vita sano e attento.

 

Il regime alimentare influisce sullo stato di salute del cuore.

 

Un controllo periodico è indispensabile, in particolare dopo i 30 anni. <

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Nel 2003 è stato completato il sequenziamento del primo genoma umano http://goo.gl/pqx8G Poi, con il progetto HapMap sono state indagate le varianti più comuni presenti nel genoma http://goo.gl/Y4icr Ora, il Progetto 1000 Genomi ha definito il profilo delle varianti , sia comuni che più rare, presenti in 1092 individui appartenenti a etnie diverse quali la caucasica, l’africana, l’asiatica, l’afro-americana. Questo progetto, iniziato nel 2008, ha l’obiettivo di creare la più accurata banca dati genomica, attraverso il sequenziamento di circa 3.000 individui, appartenenti a 26 etnie diverse http://goo.gl/1Ko61 Ad oggi sappiamo che nella popolazione mondiale ci sono delle varianti genetiche – presenti in circa l’1% della popolazione – che seguono delle distribuzioni di tipo geografico. Ora bisogna capire il ruolo funzionale di queste varianti genetiche: influenzano altre porzioni del nostro genoma? aumentano la suscettibilità ad alcune malattie? determinate etnie sono più soggette di altre ad ammalarsi di specifiche patologie, in relazione al loro background genetico? Le risposte potranno arrivare proprio dal Progetto 1000 Genomi – ci ricorda Fuli Yu http://goo.gl/XwTFd professore al Baylor College of Medicine Human Genome Sequencing Center, attivamente coinvolto nella ricerca.
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