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Al recente congresso della American Society of Human Genetics http://goo.gl/DZqW3 sono stati presentati i risultati di uno studio in merito alle basi genetiche delle patologie coronariche. Attraverso il confronto del DNA di circa 63.000 pazienti con quello di oltre 130.000 individui sani, sono state identificate 20 nuove varianti genetiche che si differenziano nei due gruppi. Si ritiene quindi che il rischio cardiovascolare non sia strettamente legato a pochi “importantissimi” geni, bensì un numero piuttosto elevato di varianti genetiche – ad oggi sono 47 quelle conosciute – concorre ad aumentare la possibilità che ognuno di noi possa, con l’avanzare dell’età, andare incontro a seri disturbi cardiaci. Buona parte di queste varianti si localizza in geni legati al metabolismo dei grassi e alla regolazione della risposta infiammatoria. Se da una parte la presenza delle placche aterosclerotiche – ricche di grasso – è un noto fattore di rischio cardiovascolare, dall’altra è meno noto il ruolo dell’infiammazione nella genesi dei disturbi cardiaci; quest’ultimo quindi rappresenta un nuovo e importante campo di ricerca, con il fine ultimo di sviluppare terapie sempre più mirate per la cura delle patologie coronariche.
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