Antropologia


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In principio – almeno per quanto riguarda il web – c’è stato “Darwin online” http://goo.gl/AGWF ma ora anche Alfred Russel Wallace (1823-1913), il naturalista co-scopritore della teoria dell’evoluzione http://goo.gl/p5Mb7 ha un portale dedicato – “Wallace online” – dove si possono consultare le sue pubblicazioni, i manoscritti, e osservarne le illustrazioni. Visitateli entrambi: l’evoluzione è un processo lento, così come merita di essere la consultazione di queste due bellissime risorse web.
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Indagare le basi genetiche dell’intelligenza è forse una delle sfide più ardue della ricerca scientifica, anche perchè il concetto di intelligenza è in parte qualcosa di non facilmente classificabile. Un possibile approccio potrebbe essere quello di considerare le connessioni fra i nostri neuroni come i processori all’interno di un computer, quindi “se andiamo ad aumentare il numero di connessioni, aumentiamo la capacità del nostro cervello di gestire le informazioni e in ultimo miglioriamo le nostre capacità intellettive”, è quanto ci propone Franck Polleux, neurobiologo allo Scripps Research Institute in California.

Con questo approccio sono state pubblicate due ricerche che suggeriscono come errori di duplicazione del DNA, avvenuti milioni di anni fa, potrebbero avere avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle capacità intellettive, proprie della nostra specie. Nel primo lavoro il gene SRGAP2, responsabile della migrazione dei neuroni, è stato studiato nelle sue quattro diverse copie, presenti nel nostro genoma. Queste copie, tutte localizzate sul cromosoma 1, mancano di una piccola porzione del gene originale e, almeno una di esse dà una proteina non funzionale. Si ritiene che SRGAP2 si sia duplicato circa 2,4 milioni di anni fa quando Ominidi più evoluti, dotati di una massa cerebrale più grande rispetto a quella degli australopiteci [ http://goo.gl/93njc ], sono comparsi in Africa. Lo stesso Polleux, autore del secondo studio [ http://goo.gl/dXB3f ], ha dimostrato come la copia di SRGAP2 che dà una proteina non funzionale può inibire l’effetto delle copie funzionali dello stesso gene: nel topolino, è stato infatti dimostrato che la massa cerebrale non si sviluppa ulteriormente ma invece si ha un infittirsi delle connessioni fra le cellule neuronali stesse. Insomma, a parità di dimensioni, si ha (forse) un processore migliore.

See on www.cell.com

Via Scoop.itMed News

L’efficacia dei farmaci antiretrovirali nell’HIV, in quanto i sieropositivi che li assumono hanno il 96% di possibilità in meno di trasmettere il virus ai loro partner. Quindi che questi farmaci si dimostrano efficaci sia nel trattamento che nella prevenzione dell’infezione da HIV.
Ecco cosa mette al primo posto la prestigiosa rivista Science per quanto riguarda le migliori ricerche scientifiche dell’anno 2011. Poi, si va nello spazio, o meglio viene celebrato il travagliato ritorno sulla Terra della navicella giapponese Hayabusa, con campioni di polvere prelevati direttamente da un grande asteroide. Questa polvere conferma che i meteoriti ritrovati sulla Terra hanno origine proprio da questi grandi asteroidi, detti di tipo S. E poi, il puzzle del nostro genoma: il moderno Homo sapiens ha ereditato varianti del DNA, presenti negli uomini primitivi quali i Neanderthal e i Denisoviani. Il tutto confermato dallo studio dei fossili di Australopithecus sediba, ritrovato in Sudafrica, che ha evidenziato tratti caratteristici dell’uomo moderno.
Via www.sciencemag.org

Organismi patogeni ci hanno dato una mano nella nostra evoluzione

Gran parte della variabilità genetica del nostro genoma è dovuta al succedersi di mutazioni neutrali a carico del DNA; accanto a questo fenomeno vi è anche un processo di selezione naturale che prevede l’adattamento genetico dell’uomo a specifiche condizioni ambientali.

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Aborigeni australiani. (Cortesia National Archives of Australia).

Implicazioni varie da una ciocca di capelli aborigeni.

E’ tutto a posto: così dichiara Craig Muller della Goldfields Land and Sea Council (GLSC), in merito al sequenziamento del genoma degli aborigeni australiani, condotto da una ciocca di capelli vecchia di 90 anni. Insomma, se non si può parlare di una firma su un modulo di consenso informato, certamente la ricerca pubblicata su Science ha tenuto conto dei risvolti etici e dei diritti culturali di quelle popolazioni. La stessa GLSC, associazione alla quale possono aderire gli aborigeni nativi di quelle regioni, è infatti il loro rappresentante legale, come concordato nel Native Title Act del 1993. (altro…)

Il cervello di un maiale (a sinistra), del delfino dal naso a bottiglia (in centro) e dell'Uomo (ricostruzione a destra). (Cortesia Looie496).

La sua storia ci dice che forse non diventeremo più intelligenti di quanto siamo ora.

Udite udite: non c’è molta differenza, almeno dal punto di vista anatomico, fra il nostro cervello e quello del nostro antenato che circa 30.000 anni fa ha dipinto i muri della grotta di Chauvet, nella Francia meridionale. Addentrandoci nella grotta fino alla camera più lontana, oltre 500 metri all’interno della montagna, le pitture e le incisioni rupestri di vari animali quali bisonti, mammut, leoni, grossi felini dimostrano infatti la capacità creativa, oggi diremmo “artistica”, di quello che è stato l’uomo di Cro-Magnon. (altro…)

Svante Paabo (Cortesia Tom Stockill).

Un uomo che conosce bene l’evoluzione dell’Uomo.

L’Uomo di Neanderthal e Svante Paabo. Tutti conoscono il primo (almeno di nome), probabilmente non molti conoscono il secondo. Ma lui, il genetista venuto dalla Svezia, sa bene chi è l’Homo neanderthalensis, probabilmente meglio di tutti noi. Oggi cinquantaseienne al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, figlio del premio Nobel per la medicina Sune Bergström, fin da piccolo si è interessato a ciò che era vecchio, e dopo un dottorato in virologia è stato folgorato dalle mummie. Da lì il passo è stato (forse) breve nel “voler capire cosa ha di diverso l’Homo sapiens, cosa lo differenzia dal Neanderthal, cosa ha consentito a noi Uomini moderni di colonizzare tutto il pianeta, diventando quanto siamo ora”. (altro…)

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