Medicina


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Roberto Insolia‘s insight:

Il cervello è molto vascolarizzato, e la sola occlusione di uno dei suoi piccoli vasi sanguigni può avere conseguenze significative a livello delle funzioni cognitive. Questo è quanto è stato dimostrato inducendo una ischemia cerebrale (ictus) nei ratti di laboratorio.Le vibrisse dei ratti, sotto il controllo di specifiche aree del loro cervello, sono infatti utilizzate per orientarsi nello spazio e quindi anche per cercare il cibo. Un gruppo di ricercatori americani ha quindi selettivamente bloccato la micro-vascolarizzazione delle aree deputate a raccogliere gli stimoli esterni delle vibrisse, mostrando come i ratti assetati, prima in grado di trovare l’acqua contenuta in vaschette sospese, non riuscissero più a capire dove esattamente fosse posta l’acqua. Tuttavia questo problema si riduceva significativamente dopo la somministrazione di un farmaco, attualmente usato in campo umano per alleviare i deficit di memoria associati all’Alzheimer.Il passo successivo potrà essere quello di riuscire a individuare queste lesioni microscopiche anche nell’uomo, cosa attualmente non possibile con la risonanza magnetica, allo scopo di trattarle in modo selettivo e molto precoce, per prevenire la comparsa dei deficit cognitivi più gravi, tipici di malattie quali la demenza e l’Alzheimer.

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Relazione sullo Stato Sanitario del Paese – RSSP 2011

Roberto Insolia‘s insight:

Come ogni anno, il Ministro della Salute ha presentato la Relazione sullo Stato Sanitario nazionale: il documento fa il punto sullo stato di salute della popolazione e sull’andamento delle politiche sanitarie nel nostro Paese.Le malattie dell’apparato circolatorio si confermano essere la prima causa di morte (38,2% dei decessi totali), seguite dai tumori (29,7%). In particolare tra le donne, le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte (42,1%), mentre i tumori rappresentano la seconda causa (25,2%); situazione opposta nel sesso maschile, dove la prima causa di morte è rappresentata dai tumori (34,4%), seguita dalle malattie cardiovascolari (34,1%).Si registra un costante aumento nell’incidenza del diabete, tanto che in Italia si contano ormai tre milioni di malati – il 4,9% della popolazione.Cala il consumo di sigarette, probabilmente legato anche alla situazione economica generale, ma aumenta soprattutto fra i giovani l’uso del tabacco sfuso, per prepararsi sigarette a costi decisamente inferiori; tanto che il 46% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni di età dichiara di avere fumato almeno una volta nella vita. Per la La Salute degli Italiani 2010 http://goo.gl/Q64pR

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I metodi tradizionali per la produzione dei vaccini prevedono l’impiego degli stessi microorganismi patogeni – spesso attenuati oppure uccisi – per indurre la risposta immunitaria dell’ospite; tuttavia questo approccio non è privo di pericoli, soprattutto nel caso dei microorganismi attenuati, così come le modalità di trasporto e conservazione degli stessi vaccini possono influenzarne l’efficacia finale. Ora, un gruppo internazionale coordinato dal Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano ha impiegato l’innovativa vaccinologia strutturale, con la quale non si parte più dal patogeno, ma da indagini genomiche, proteomiche e computazionali per produrre vaccini più sicuri, più efficaci e più stabili. Con questo approccio i ricercatori hanno isolato un antigene proteico – promettente bersaglio per un futuro vaccino – del batterio Burkholderia pseudomallei responsabile della meloidosi, una malattia endemica nelle zone tropicali del sud-est asiatico. “Manca ancora un passaggio per avere il vaccino, tuttavia si tratta del primo studio che dimostra le potenzialità della vaccinologia strutturale”, annuncia Martino Bolognesi, responsabile del progetto.
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Zero nuove infezioni da HIV; zero morti per malattie legate all’Aids; zero discriminazione sociale. Questi sono gli obiettivi che la comunità scientifica e i governi mondiali si prefiggono di raggiungere entro il 2015. La strada è ancora lunga e certamente difficile, tuttavia l’ultimo rapporto annuale “UnAids report on the global Aids epidemic – 2012” http://goo.gl/Aphel annuncia una riduzione di oltre 700 mila nuovi casi di infezioni da HIV registrati nel 2011 rispetto al 2001.  Nel mondo circa 34 milioni di persone convivono con l’infezione, e circa lo 0,8% di loro ha un’età compresa tra i 15 e 49 anni. L’Africa sub-sahariana si conferma la regione più colpita con circa il 5% della popolazione infetta; ma anche lì, grazie alle strategie di prevenzione e al miglioramento delle cure, negli ultimi sei anni la mortalità per Aids è diminuita di un terzo.
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Al recente congresso della American Society of Human Genetics http://goo.gl/DZqW3 sono stati presentati i risultati di uno studio in merito alle basi genetiche delle patologie coronariche. Attraverso il confronto del DNA di circa 63.000 pazienti con quello di oltre 130.000 individui sani, sono state identificate 20 nuove varianti genetiche che si differenziano nei due gruppi. Si ritiene quindi che il rischio cardiovascolare non sia strettamente legato a pochi “importantissimi” geni, bensì un numero piuttosto elevato di varianti genetiche – ad oggi sono 47 quelle conosciute – concorre ad aumentare la possibilità che ognuno di noi possa, con l’avanzare dell’età, andare incontro a seri disturbi cardiaci. Buona parte di queste varianti si localizza in geni legati al metabolismo dei grassi e alla regolazione della risposta infiammatoria. Se da una parte la presenza delle placche aterosclerotiche – ricche di grasso – è un noto fattore di rischio cardiovascolare, dall’altra è meno noto il ruolo dell’infiammazione nella genesi dei disturbi cardiaci; quest’ultimo quindi rappresenta un nuovo e importante campo di ricerca, con il fine ultimo di sviluppare terapie sempre più mirate per la cura delle patologie coronariche.
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> Movimento, alimentazione corretta, niente fumo e un controllo periodico. Sono pochi ma fondamentali gli accorgimenti da adottare per mantenere il proprio cuore in salute. In occasione del “Mese della Prevnzione Cardiovascolare” ricordiamo l’importanza della prevenzione delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte e di invalidità grave.

 

Le buone abitudini quotidiane passano da un stile di vita sano e attento.

 

Il regime alimentare influisce sullo stato di salute del cuore.

 

Un controllo periodico è indispensabile, in particolare dopo i 30 anni. <

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L’endometrio è la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero, e la sua degenerazione maligna rappresenta la patologia tumorale di tipo ginecologico più frequente nelle donne – nonchè la quarta causa generale di tumore nel sesso femminile – responsabile di oltre 47.000 decessi annui negli Stati Uniti http://goo.gl/D8Kgs Sono noti tre sottotipi diversi di tumore all’endometrio, due dei quali in particolare sono molto aggressivi, non rispondono alle terapie, tendono a metastatizzare e hanno prognosi spesso infauste. I ricercatori hanno quindi condotto uno studio genomico comparando 26 campioni di tessuto, prelevati da donne con queste forme più aggressive di tumore, con quello sano di altri 13 pazienti; in particolare, attraverso sofistica tecniche di analisi molecolare è stato sequenziato l’esoma, cioè quella piccola porzione di DNA – circa il 2% dell’intero genoma – che codifica per le proteine, e quindi può avere un ruolo primario nello sviluppo delle malattie.  “E’ noto che i geni più frequentemente mutati sono quelli solitamente responsabili della crescita tumorale e quindi ci siamo concentrati su quelli”, spiega Daphne W. Bell, responsabile della ricerca. Quindi, fra le oltre 500 alterazioni genetiche inizialmente identificate, sono state selezionate solo le nove varianti presenti in più di un campione tumorale. Approfondendo ulteriormente le analisi, tre geni (CHD4, FBXW7 e SPOP) sono risultati più frequentemente alterati (40% dei casi) nelle forme più aggressive di tumore dell’endometrio. Diverse sembrano essere le funzioni di questi geni: si passa dal rimodellamento della cromatina – cioè la regolazione dello stato strutturale del DNA all’interno del nucleo – alla distruzione delle proteine non più necessarie all’interno della cellula. La stessa Bell sottolinea che “se da una parte è comunque ancora presto per avere nuovi farmaci antitumorali basati su queste scoperte, tutto questo rappresenta una nuova e più precisa conoscenza in merito a questa seria patologia ginecologica”.
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