Staminali


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E’ noto che le femmine dei mammiferi nascono con un pool di cellule uovo ben definito, che non può essere aumentato ma anzi è destinato a diminuire con il progredire dell’età; al contrario di quanto avviene nei maschi, che producono spermatozoi per quasi tutta la vita. Da diversi anni il gruppo di ricerca guidato da Jonathan Tilly [ http://goo.gl/UyqDy ] sta cercando di confutare questo principio cardine della biologia: proprio recentemente, Tilly ha messo a punto un protocollo per individuare e isolare le cellule staminali ovariche, per poi differenziarle in ovociti [ http://goo.gl/ZeWPn %5D.

In realtà la comunità scientifica ha sempre mostrato delle riserve nei confronti dei dati forniti da Tilly, riserve che ora sembrano confermate dal nuovo lavoro del gruppo coordinato da Kui Liu [ http://goo.gl/eQGQi ]. Con una procedura sperimentale diversa da quella impiegata da Tilly, i ricercatori hanno modificato geneticamente dei topolini e, distinguendo le cellule ovariche a seconda del colore che assumevano al microscopio, hanno quindi cercato di selezionare le staminali ovariche. Tuttavia dopo tre giorni, nessuna delle cellule isolate si è poi differenziata in ovocita. “Le cellule da noi isolate sembrano staminali, ma di fatto non si comportano come tali. Potrebbero quindi non essere cellule staminali ovariche”, ha dichiarato Liu.

La risposta (verbale) di Tilly non si è fatta attendere: “tutto questo non prova nulla, essendo stata utilizzata una tecnica diversa. E poi servono molte settimane a queste cellule per cominciare a differenziarsi”. Attendiamo ora le risposte – sperimentali – sia da Tilly che da altri gruppi indipendenti.

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Paziente: bambina di dieci anni. Diagnosi: ostruzione della vena che che porta il sangue dall’intestino e da altri organi addominali verso il fegato. Terapia: ricostruzione della vena, utilizzando cellule staminali prelevate dalla paziente stessa. Decorso post operatorio: non è stata impiegata alcuna terapia immunosoppressiva, avendo utilizzato le cellule staminali, non riconosciute come “estranee” dall’organismo stesso. A un anno dall’intervento, la bambina sta crescendo, riesce a muoversi e frequenta la scuola.

L’ostruzione vascolare, da cui era affetta la bambina, è una seria patologia che può portare a emorragie interne e alla morte. Normalmente sono due gli approcci terapeutici con chirurgia classica: il bypass, che prevede la sostituzione della porzione ostruita di vaso con un pezzo di un’altra vena prelevata del paziente stesso; oppure il trapianto da un altro donatore, che però implica l’immunosoppressione per evitare il rigetto. Sono entrambe delle procedure complesse, comunque non praticabili in questo caso.

Quindi al Sahlgrenska University Hospital di Goteborg, cellule staminali, prelevate dal midollo osseo della bambina, per la prima volta al mondo sono state coltivate in laboratorio e differenziate in cellule endoteliali e del muscolo liscio. Sono state messe a contatto con un pezzetto di 9 cm di una vena, prelevata da un donatore deceduto e opportunamente pre-trattata, in modo da costituire “l’impalcatura” per lo sviluppo del nuovo segmento vascolare, trapiantato poi nella bambina. Questo primo intervento è la “prova” della fattibilità di questa strategia terapeutica: ora, da una parte sarà necessario continuare a seguire la piccola paziente per capire l’efficacia dell’intervento a lungo termine, dall’altra si dovrà ampliare la casistica attraverso uno studio clinico mirato.

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Dopo la buona notizia sulla salute del cromosoma Y maschile [ http://goo.gl/wNpVf ], eccone una positiva sul fronte femminile, importante soprattutto per i potenziali, (molto) futuri risvolti terapeutici. Sappiamo infatti che, mentre i maschi possono produrre spermatozoi fertili verosimilmente per tutta la vita, questo non vale per le donne. Ognuna nasce con un numero definitivo di cellule uovo nelle ovaie, ad ogni ciclo mestruale ne viene persa una quota, fino alla riduzione numerica che porta alla menopausa.
Ma le cose potrebbero non stare così. Un gruppo di ricercatori americano ha individuato cellule staminali adulte in grado di differenziarsi in ovociti. Le prime indicazioni risalgono al 2004, quando era stata ripristinata la produzione di ovociti in femmine di topo sottoposte a chemioterapia, suggerendo quindi l’esistenza di cellule in grado di rigenerare quelle ovariche [ http://goo.gl/lgpMp ]. Questi risultati avevano sollevato un grande polverone e molte riserve, ma lo stesso gruppo di ricercatori è andato avanti, trasferendo la ricerca nell’Uomo. Con la messa a punto di un nuovo protocollo per individuare una specifica proteina, presente unicamente sulla superficie degli ovociti, è stato possibile isolare cellule staminali in grado di differenziarsi in ovociti, così come precedentemente dimostrato nel topo.
Questo significa che le donne potrebbero essere potenzialmente fertili per (quasi) tutta la vita, come avviene per gli uomini. Significa anche che una donna non più fertile, perchè sottoposta a un trattamento chemioterapico, potrebbe comunque avere un figlio. In ogni caso, al momento ci sono molte riserve. Per esempio, viene fatto notare come i nuovi ovociti ottenuti da quest’ultimo studio non sembrano soddisfare i criteri attualmente i vigore per definire una cellula uovo “di qualità”, e quindi utilizzabile per la fecondazione. Ma certamente potrebbero esserci altre applicazioni per queste cellule, quali gli studi di farmacologia [ http://goo.gl/yjODW ]..
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Fare un passo indietro per poi andare avanti. E’ questa la sintesi strategica di quanto fatto da un gruppo di ricercatori italiani, attraverso l’impiego di cellule staminali dette multipotenti indotte, perchè ottenute da normali cellule post-natali e non da embrioni, risolvendo quindi i problemi etici legati all’impiego del tessuto embrionale.
Ma perchè durante un infarto, si crea una cicatrice nel cuore che va a ridurre la funzionalità stessa dell’organo? Perchè i cardiomiociti hanno capacità proliferative molto ridotte e quindi risulta difficile per queste cellule riparare un eventuale danno. Oggi i ricercatori italiani hanno inserito specifici geni fetali nel genoma di normali cardiomiociti, facendo tornare indietro queste cellule al precedente stato embrionale. Una volta ottenute le staminali, queste sono state spinte in avanti, differenziandole nuovamente in cellule cardiache adulte.
Pochi passaggi, ma che rappresentano anni di studi, condivisi da gruppi diversi di ricercatori nel mondo, e che per ora permetteranno di studiare meglio le malattie cardiache di origine genetica. Certo, il passo successivo si spera possa essere quello della medicina rigenerativa, cioè di utilizzare queste “nuove” cellule staminali per la riparazione del muscolo cardiaco danneggiato.
Via www.nature.com

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Nel diabete di tipo 1, il nostro sistema immunitario, a seguito di un comportamento alterato dei linfociti T del sangue, attacca le cellule beta del pancreas deputate alla produzione di insulina: il glucosio nel sangue non è più controllato e diventa quindi necessaria la somministrazione esogena di insulina per abbassare la glicemia.
Un gruppo di ricercatori ha messo a punto una terapia di “educazione” cellulare che prevede una prima raccolta di sangue periferico dal paziente diabetico. Vengono così separati i linfociti T che per 3 ore sono messi a contatto con cellule staminali, ricavate dal cordone ombelicale. In questo modo i linfociti “imparano” a riconoscere meglio ciò che è il proprio tessuto e, una volta reinfusi nel paziente, si dimostrano meno aggressivi nei confronti delle cellule del pancreas. Infatti, nei pazienti sottoposti alla nuova terapia è stata ridotta la somministrazione giornaliera di insulina.
Via www.biomedcentral.com

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Primi passi per una nuova ricerca…
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L’Inghilterra si conferma in prima linea nel campo della medicina rigenerativa, mediante l’uso di cellule staminali. A partire dal 2003, oltre 20 protocolli sperimentali diversi sono stati applicati e validati presso il King’s College di Londra, per la raccolta e la conservazione di cellule staminali embrionali umane. Tuttavia, uno degli obiettivi a cui si voleva arrivare era quello di definire precisi protocolli di coltura delle cellule che evitassero l’impiego di qualunque prodotto o reagente di origine animale.
Oggi, i ricercatori del King’s College hanno presentato alla UK Stem Cell Bank (praticamente l’organo di controllo, preposto a livello nazionale) una linea di cellule staminali embrionali umane, esente da qualunque derivato di origine animale. Queste cellule potranno quindi essere impiegate nella messa a punto di terapie, ancora più sicure, basate sull’impiego di cellule staminali umane.
Via informahealthcare.com

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