Tumori


See on Scoop.itMed News

“I numeri del cancro in Italia 2012” è il nuovo documento dell’Associazione Italiana Registro Tumori (AIRTUM) http://goo.gl/0nFg in merito ai diversi dati epidemiologici delle patologie tumorali che vengono diagnosticate e seguite sul territorio nazionale. Nel 2012 in Italia escludendo il più frequente carcinoma della cute, sono stimate circa 360 mila nuove diagnosi di tumore maligno, con un’incidenza maggiore tra la popolazione maschile (56%) rispetto a quella femminile. Ai circa 70 mila nuovi casi di carcinoma della cute, fa seguito quello del colon-retto (oltre 50 mila nuovi casi), poi quello della mammella (46 mila nuovi casi), del polmone (38 mila nuovi casi) e della prostata (36 mila nuovi casi). 
See on www.registri-tumori.it

Annunci

See on Scoop.itMed News

Le donne, che routinariamente accedono al programma di screening per il tumore al seno presso il Charing Cross Hospital di Londra http://goo.gl/Tuyjc verranno sottoposte a un prelievo di sangue: il DNA di coloro che sviluppa il cancro al seno verrà quindi confrontato con quello di chi rimane sano, allo scopo di identificare specifici marcatori genetici che si associano con la comparsa della malattia. Il progetto, finanziato dal Cancer Research UK http://goo.gl/WMX25 ha l’ambizioso scopo di sostituire l’attuale, e certamente efficiente, test di screening della mammografia con un più semplice prelievo di sangue che permetta l’individuazione di quei marcatori precoci di sviluppo del tumore al seno. Inoltre, un esame di questo tipo sarebbe più facilmente ripetibile anche in quelle donne sottoposte a trattamenti chirurgici e chemioterapici, consentendo quindi un più efficace monitoraggio di una eventuale recidiva tumorale. Kate Law, responsabile della ricerca clinica al Cancer Research UK, si augura che in un futuro abbastanza vicino “uno specifico esame del sangue per la diagnosi del tumore al seno sia parte integrante dei servizi offerti dal sistema sanitario nazionale”.
See on www.youtube.com

See on Scoop.itMed News

“Sono uno strumento di riferimento, basato sulle migliori evidenze emerse dalla comunità scientifica, che potrà così essere applicato alla realtà italiana”, dichiara la responsabile del progetto Caterina Catricalà, direttore del dipartimento di dermatologia oncologica del San Gallicano di Roma. Si tratta delle prime linee guida italiane http://goo.gl/L0VhX sulla diagnosi e terapia del melanoma, il più aggressivo fra i tumori della pelle la cui incidenza, negli ultimi 20 anni, è aumentata di oltre il 4% all’anno in entrambi i sessi, con una mortalità in crescita tra gli uomini. I soggetti più a rischio sono quelli con oltre 100 nei sul proprio corpo, oppure chi ha più di 5 nei ritenuti clinicamente atipici, chi ha una storia familiare o personale di melanoma, e chi ha subito da giovane scottature solari.
See on www.agenas.it

See on Scoop.itMed News

Un giovane, certamente ben afferrato di informatica, ha un tumore al cervello. Vuole curarsi: ma vuole raccogliere diversi pareri, vuole condividere il suo stato di salute con i medici nel mondo. Ritira quindi la sua cartella clinica digitale, in formato chiuso e proprietario: cracca il tutto e mette sul web i dati, in formato open e accessibile. Ma il progetto va oltre la finalità, ben legittima, di tipo personale: “Il formato DICOM [quello usato dai medici del settore] è aperto, sì, ma è una condizione “particolare” di apertura: è come l’apertura delle parole con cui ti comunicano il tuo stato di salute e con cui descrivono e attuano la loro versione di “cura”: non si capisce, non si riusa, non si combina con altre possibilità, è pensato per “gli addetti ai lavori”, lasciando ben poco spazio alla possibilità di espressione, di socializzazione.” Ora invece, “Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un’opera d’arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute. Artisti, designer, hacker, scienziati, dottori, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. Tutti possono darmi una CURA.” Questa è “la Cura open source”. Forse una proposta molto civile, molto sociale, per un approccio alla Malattia.
See on artisopensource.net

See on Scoop.itMed News

Roberto Laraia [ http://goo.gl/jQOKF ] ce l’ha fatta. Ha pedalato attraverso gli Stati Uniti, per 35 giorni. Ha voluto sensibilizzare tutti noi sul tema del cancro, raccogliendo fondi destinati alla ricerca. Ha raccontato le sue emozioni, ha scattato decine di foto, e il tutto è raccolto nel blog “Relentless for a cure”. “Gran parte della mia vita è stata caratterizzata dalle cose che realmente ho voluto: istruzione, lavoro, viaggi, sport. Ultimamente sembra che la mia vita sia definita da elementi che sono al di fuori del mio controllo. Onestamente, per me è più facile scalare una montagna che aspettare un medico con i risultati dei miei esami del sangue. Tuttavia spetta a me affrontare entrambe le sfide con lo stesso atteggiamento. E’ una questione di testa. E di cuore. Sono io che guido la mia vita”.
See on luigilaraia.blogspot.it

See on Scoop.itMed News

Circa 2.200 maschi dei 6.000 portatori di un tumore alla prostata, precedentemente trattato in modo chirurgico o radioterapico, hanno assunto un anticoagulante, in base a un protocollo di ricerca del Cancer of the Prostate Strategic Urologic Research Endeavor (CaPSURE): è stato quindi dimostrato che la mortalità nell’arco di 10 anni era significativamente più bassa nei pazienti trattati con anticoagulanti rispetto a quelli che non li avevano ricevuti. In particolare l’aspirina, rispetto ad altri farmaci anticoaugulanti, conferiva un’aspettativa di vita più lunga, con un minor rischio di recidiva tumorale o di metastasi ossee. “L’aspirina previene lo sviluppo delle cellule tumorali nel cancro alla prostata” dichiara Kevin Choe, uno degli autori dello studio, “tuttavia dobbiamo ancora capire come utilizzare nel modo più efficace questo anticoagulante, prima di proporlo come effettiva terapia nel cancro alla prostata”.
See on jco.ascopubs.org

See on Scoop.itMed News

Il PSA è una proteina che viene prodotta dalla ghiandola prostatica e rilasciata normalmente nel sangue. Da diversi anni rappresenta un test di routine per i maschi, solitamente a partire dai 50 anni di età, in quanto alti livelli ematici di questa proteina possono correlare con la presenza del cancro alla prostata. Sono stati ora presi complessivamente in esame i risultati di tre importanti studi clinici condotti a partire dal 1985 negli Stati Uniti, ed è emerso come il test del PSA per lo screening e il monitoraggio dell’evoluzione del cancro prostatico porti a significativi benefici, in termini di una più precoce e precisa diagnosi del tumore stesso. Anche in caso di tumore che si è metastatizzato, il PSA si associa a un aumento della sopravvivenza media. Questi risultati valgono sia per i soggetti maschi di origine caucasica che per quelli di colore, laddove una componente genetica differente avrebbe potuto rendere meno efficace l’esame diagnostico del PSA.
See on www.jurology.com

Pagina successiva »