Il cervello di un maiale (a sinistra), del delfino dal naso a bottiglia (in centro) e dell'Uomo (ricostruzione a destra). (Cortesia Looie496).

La sua storia ci dice che forse non diventeremo più intelligenti di quanto siamo ora.

Udite udite: non c’è molta differenza, almeno dal punto di vista anatomico, fra il nostro cervello e quello del nostro antenato che circa 30.000 anni fa ha dipinto i muri della grotta di Chauvet, nella Francia meridionale. Addentrandoci nella grotta fino alla camera più lontana, oltre 500 metri all’interno della montagna, le pitture e le incisioni rupestri di vari animali quali bisonti, mammut, leoni, grossi felini dimostrano infatti la capacità creativa, oggi diremmo “artistica”, di quello che è stato l’uomo di Cro-Magnon. (altro…)

Annunci

Estraiamo il DNA? (Cortesia brewbooks).

In ginocchio, a raccogliere terra per studiare la biodiversità.

 

Fra i più recenti sequenziamenti genomici abbiamo avuto quelli del frumento e della formica, del cacao e della fragola, persino dell’Uomo di Neanderthal, senza poi dimenticare il nostro, quello di Homo sapiens, anche se ormai un po’ datato. In tutti questi casi, da cosa si è partiti per estrarre il DNA? Sicuramente da un campione biologico perfettamente integro oppure, quando ovviamente fosse stato più difficile come nel caso dei Neanderthal, da qualche reperto comunque ben definito e isolato per lo scopo. Ecco, proprio tutto quello che non è stato fatto dal biologo evolutivo Eske Willerslev, della University of Copenhagen. Dopo avere sequenziato il genoma di un antico uomo, abitante la Groenlandia circa 4 mila anni fa e il cui DNA è stato estratto dai capelli, il biologo danese ha deciso infatti di sporcarsi le mani; nel vero senso della parola. (altro…)

Draba aizoides (Cortesia: apollonio&battista)

Quando anche un’attività piuttosto “bucolica” come l’arrampicata su roccia sembra avere effetti negativi sulla flora locale.

(Roberto Insolia – OggiScienza)

È tarda mattina, il sole riscalda in pieno la falesia nel massiccio del Giura in Baviera, ma ormai i rocciatori sono in cima. Appagati dall’arrampicata, si preoccupano di raccogliere le corde e di prepararsi per la discesa. Ma si saranno anche preoccupati della flora che hanno incontrato lungo la parete? E comunque, perchè avrebbero dovuto? In fondo si sono solamente dedicati all’arrampicata, un’attività che tutti noi definiremmo molto faticosa, ma certamente “amica” dell’ambiente. In verità, sembra non essere proprio così, almeno leggendo l’articolo pubblicato sulJournal of Applied Ecology dai biologi Frank Vogler e Christoph Reisch dell’Istituto di Botanica dell’Università di Regensburg in Germania. Da una parte abbiamo i monti del Giura, con pareti disseminate di vie da scalare e cime raggiungibili solo arrampicandosi sulla nuda roccia; dall’altra, una piccola pianta sempreverde, Draba aizoides, originaria dell’Europa e del Caucaso, il cui ultimo habitat europeo è appunto rappresentato dalla catena montuosa del Giura.

(altro…)

Ma conta anche la qualità.
Le riserve marine sono forse come le ciliege, tanto che una tira l’altra? Gli scienziati sono forse come i bambini, tanto che non smetterebbero mai di mangiare ciliege? Perché sembra che queste riserve, dette anche aree marine protette (AMP), non siano certamente poche. Tuttavia non sempre funzionano al meglio. (altro…)

Il premio Nobel Elinor Ostrom così ha parlato a Roma: “Non aspettate, agite”.

Elinor Ostrom, prima donna ad avere ricevuto il Nobel per l’economia, è attualmente a capo del Centro Studi sulla Diversità dell’Arizona State University.
“Ogni singola persona, – ha proseguito la Ostrom – con i suoi comportamenti d’acquisto, può fare molto. Acquistare pensando al futuro e dando attenzione al concetto di risparmio, percepire il valore dei bei comuni sono elementi che possono farci costruire un futuro di sviluppo sostenibile. Certo a livello politico è necessario un dialogo fondamentale con il mondo accademico e non bisogna scoraggiarsi per gli insuccessi”.

La seconda Conferenza Internazionale sulla Scienza della Sostenibilità (ICSS) è stata aperta dalla Ostrom, con un chiaro e forte messaggio che ne sottolinea uno dei principali obiettivi: l’attuazione di un dialogo interdisciplinare fra diverse scienze al fine di diffondere sempre più la co-scienza della sostenibilità.

L’economista statunitense prosegue invocando una “contaminazione del sapere”, che suggerisca precise e condivise azioni concrete, senza disdegnare il senso critico, “applicando processi correttivi ad errori del passato”. (altro…)


Roma ospita la seconda edizione della Conferenza Internazionale sulla Scienza della Sostenibilità.
Incontro fra mondo accademico e industriale, al fine di individuare le migliori strategie economiche e sociali per preservare il nostro Pianeta.

La scienza della sostenibilità, nata agli inizi del 21° secolo, è una disciplina che ha visto la luce all’interno degli ambienti accademici. Il nome stesso ne sottolinea l’obbiettivo, cioè quello di dare al concetto globale di sostenibilità un indirizzo più analitico e strutturato. Ecco quindi che tale scienza si fonda sui concetti di sviluppo sostenibile e di scienza ambientale.

Lo sviluppo sostenibile rappresenta un preciso approccio globale, volto a coniugare i bisogni umani con la volontà-necessità di rispettare l’Ambiente circostante. Esso prevede molteplici azioni locali a breve-medio termine, che devono necessariamente portare a programmi a più ampio respiro, di impatto mondiale, rivolto alle generazioni future.
La scienza ambientale identifica invece un settore comune, in cui convergono diverse discipline fra cui la biologia, la chimica, la fisica, la geologia con lo scopo di identificare e risolvere i problemi a livello ambientale. Essa prevede sia un approccio di tipo socio-culturale che più tecnologico, al fine di migliorare la qualità dell’ambiente e del nostro approccio con esso. (altro…)


Buongiorno a tutti, permettetemi di presentarmi: sono un laureato in Scienze Biologiche dell’Università di Pavia, appassionato di scrittura scientifico-divulgativa e desideroso di proporre uno spazio in cui trattare notizie e tematiche di carattere biologico-medico.

In questo blog, vorrei quindi fornirvi degli spunti di riflessione, partendo da quanto oggi emerge a livello della comunità scientifica e va a rivolgersi alla nostra società. Soprattutto, quello che vorrei offrire è una visione non strettamente tecnica del dato scientifico, bensì valutarlo attraverso l’Uomo, in riferimento all’impatto che lo stesso dato può o potrebbe avere sulla nostra vita. Essenzialmente, mi interessa il come una persona possa recepire quel preciso risultato scientifico: cosa che, francamente, ritengo rivesta un ruolo fondamentale nel promuovere un’attenta e lucida cultura della Scienza, all’interno della vita quotidiana. Perchè non ci sia solo il dato tecnico ma anche tutti noi, a leggerlo, a ri-leggerlo (capita, non lo abbiamo capito….), a chiederci cosa possa venirne nel futuro, per i nostri figli. Ecco perchè “La Scienza siamo anche noi”.

Avviciniamoci quindi amichevolmente ai nostri geni, a quanto ci portiamo dentro dalla nascita, al (quasi) tutto che è già pre-determinato all’interno delle nostre cellule. E studiamolo, capiamolo per poi decidere se vogliamo assumerci la responsabilità di correggerlo, laddove sia sbagliato. Vorrei dire: le nostre cellule sono tutte qui, pronte ad essere indagate, allineate come le pagine di un libro già aperto, prendiamoci il giusto tempo per capirle e, solo dopo, avremo gli strumenti per individuarne gli errori. E stiamo attenti, controlliamo sempre che le pagine siano nel giusto ordine….

Poi, partendo dal nostro microcosmo, cellulare e umano, guardiamoci intorno, c’è tanto che possiamo fare all’esterno di noi. Per esempio, promuoviamo una cultura della nutrizione: perché solo nel pieno delle nostre facoltà e conoscenze, saremo in grado di scegliere ciò che in ogni momento della nostra vita potrà essere più salutare per noi. Fatto questo saremo nelle condizioni fisiche e psicologiche più idonee per maturare delle lucide opinioni in merito a quanto ci sta intorno, all’agricoltura biologica, ai cibi transgenici, agli integratori. Vorrei dire: iniziamo a mangiare sano per poi decidere cosa mangiare.

E cosa dire dell’ambiente in cui viviamo? Esso ci influenza e noi stessi lo influenziamo, con i nostri comportamenti, con le nostre scelte sia di carattere macro-sociale che di tipo micro-comportamentale. Vorrei dire: pensiamo prima a dove buttiamo gli scontrini rimasti in tasca, e poi discutiamo delle strategie più opportune per lo smaltimento dei rifiuti tossici.
Con questo intento, ad ampio spettro, ho voluto proporre la frase “L’Uomo, i geni, la nutrizione, le malattie, il suo ambiente”.

Grazie a tutti per il tempo che vorrete dedicare alla lettura ed ai commenti di questo blog.