(Cortesia GravitysAppleNZ)

Abbreviata con la sigla ADHD, rappresenta il più comune disordine neurocomportamentale dell’infanzia: è una patologia nella quale una marcata iperattività del bambino può impedire il normale sviluppo delle sue relazioni sociali. Stime americane indicano che la sindrome da deficit di attenzione e iperattività è in aumento, o comunque viene oggi diagnosticata in modo più preciso e frequente. A partire dal 2007 circa in un bambino ogni dieci, di età compresa fra i quattro e i diciassette anni, viene posta diagnosi di ADHD. In Italia la prevalenza della patologia è stimata intorno al 4%, con una netta maggioranza di maschi, che corrisponde a circa 300.000 potenziali casi; tuttavia, solo nell’1% circa dei casi l’ADHD viene prontamente identificata. La mancata o tardiva diagnosi rappresenta quindi uno degli aspetti più preoccupanti della malattia: bambini “troppo agitati” possono non ricevere il migliore intervento sanitario (non solo di tipo farmacologico ma terapeutico più in generale), a discapito del loro rapporto con i compagni di classe e all’interno delle stesse famiglie.

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Per l'avventura: vento in poppa e il gene giusto (Cortesia Kevin Murray).

Dal nomadismo all’infedeltà: tutto nel DNA.

(Roberto Insolia – Corriere del Ticino Web+)

Immaginiamo che esista il gene dell’avventura e che sia alla base di quell’istinto che ci fa abbandonare tutto e tutti per andare lontano. Perché è innegabile che Marco PoloCristoforo Colombo e Bruce Chatwin fossero uomini con lo spirito d’avventura realmente nel sangue. Ma attenzione: siccome tutti noi umani abbiamo gli stessi geni nel nostro DNA, a qualunque età e a qualunque etnia apparteniamo, la questione dev’essere un po’ più sottile.

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