Alghe nel Mare dei Sargassi. (Cortesia Ocean Explorer/NOAA)

Un polverone di numeri e opinioni sul censimento delle specie presenti sulla Terra.

Stimare nel modo più corretto la biodiversità sul nostro pianeta: è quanto ha fatto l’ecologo Camilo Mora su PLoS Biology , dichiarando che 8,7 milioni di specie eucariotiche, con uno scarto di più o meno 1,3 milioni, sono presenti sulla Terra. E se lo stesso Mora ammette a un certo punto che la sua è una “curiosità scientifica”, questo non significa che il censimento terrestre sia una cosa di poco conto. Infatti, se qualcuno dallo spazio arrivasse sulla Terra, cosa ci chiederebbe come prima cosa? “Quanti siete? Quante forme di vita diverse ci sono sul vostro pianeta?”, dichiara sicuro lo zoologo Bob May, della University of Oxford.

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I microfossili , da cui forse è iniziato tutto (Cortesia D. Wacey/UWA).

Qual’è la “curiosità scientifica” di Camilo Mora, ecologo alla University of Hawaii, come da lui stesso dichiarato? E’ quella di stimare nel modo più corretto la biodiversità sul nostro pianeta, cioè il numero di specie presenti sulla Terra. Perciò ha messo a punto un nuovo metodo di predizione e su PLoS Biology dichiara che 8,7 milioni di specie eucariotiche, con uno scarto di più o meno 1,3 milioni, sono presenti sulla Terra (quindi, non ha considerato tutte le forme batteriche). Il nuovo approccio di valutazione della biodiversità messo a punto da Mora appare piuttosto logico: infatti è stato evidenziato come l’attuale stima ai livelli (taxa) più alti sia tutto sommato piuttosto affidabile; mentre scendendo nella gerarchia di classificazione ai livelli più bassi, per esempio a quello di specie, sembra che non ci sia limite alla scoperta di nuove specie. E’ stato quindi posto un ragionevole limite massimo al numero di taxa superiori, e da lì si sono stimato i numeri a seguire, nei livelli di classificazione inferiore.  (altro…)

Cellula tumorale del polmone. (Cortesia Anne Weston, LRI, CRUK. Wellcome Images).

Immaginiamo che qualche radiazione, il fumo della sigaretta, qualunque agente cancerogeno a cui ci siamo esposti, rendendo instabile il nostro assetto cromosomico (cariotipo), possano in ultimo causare una grossa mutazione a livello dei cromosomi, tanto da modificarne il numero (aneuploidia) all’interno di una nostra cellula. Il fatto che un cromosoma possa dividersi in due parti oppure possa duplicarsi in toto, significa perciò una completa alterazione nel numero dei geni, all’interno del nucleo. Quindi, non una singola alterazione genetica a livello del DNA (mutazione), ma un massiccio cambiamento nel background genetico di una cellula può portare ad una cellula diversa, con un fenotipo differente dalle altre: possiamo cioè trovarci con una cellula dalle caratteristiche più o meno vantaggiose (in termini metabolici, per esempio) rispetto a quelle presenti nello stesso tessuto. Una cellula, che può avere un comportamento diverso dal pool delle altre, con un normale cariotipo diploide. In ultimo, l’aneuploidia può essere visto come un processo che va a selezionare un nuovo cariotipo, una nuova specie, quantomeno in termini strettamente cellulari.

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