I microfossili , da cui forse è iniziato tutto (Cortesia D. Wacey/UWA).

Qual’è la “curiosità scientifica” di Camilo Mora, ecologo alla University of Hawaii, come da lui stesso dichiarato? E’ quella di stimare nel modo più corretto la biodiversità sul nostro pianeta, cioè il numero di specie presenti sulla Terra. Perciò ha messo a punto un nuovo metodo di predizione e su PLoS Biology dichiara che 8,7 milioni di specie eucariotiche, con uno scarto di più o meno 1,3 milioni, sono presenti sulla Terra (quindi, non ha considerato tutte le forme batteriche). Il nuovo approccio di valutazione della biodiversità messo a punto da Mora appare piuttosto logico: infatti è stato evidenziato come l’attuale stima ai livelli (taxa) più alti sia tutto sommato piuttosto affidabile; mentre scendendo nella gerarchia di classificazione ai livelli più bassi, per esempio a quello di specie, sembra che non ci sia limite alla scoperta di nuove specie. E’ stato quindi posto un ragionevole limite massimo al numero di taxa superiori, e da lì si sono stimato i numeri a seguire, nei livelli di classificazione inferiore. 

Mora e colleghi comunque ci vanno cauti: sono consci del fatto che spesso i calcoli partono da assunzioni, certamente ragionevoli ma comunque poste da loro stessi per portare avanti i calcoli. Comunque, stando così le cose, sono ancora da scoprire circa l’80% delle specie che dovrebbero essere presenti sulla Terra. E’ interessante notare come, secondo i calcoli di Mora, in fondo abbiamo già scoperto oltre il 70% delle specie vegetali, mentre siamo assolutamente all’oscuro riguardo al 90% di specie animali terrestri ancora da identificare. E comunque non è solo “curiosità”, quantomeno non del solo Mora. Da anni, diversi ricercatori pubblicano stime di questo tipo, passando da circa 3 milioni fino a 100 milioni. Ma è importante dare i numeri giusti: lo zoologo Bob May, della University of Oxford, sostiene infatti che fare una stima corretta delle attuali specie viventi è il punto di partenza per definire le migliori strategie per il mantenimento della biodiversità.

E tutto questo, cioè la Vita sul nostro pianeta, è iniziato circa 3,5 miliardi di anni, in un’atmosfera ben diversa da quella attuale, con poco ossigeno (perchè non c’erano le piante a produrlo) e tanto metano. In una regione, che oggi corrisponde all’Oceania, in mezzo alla sabbia probabilmente sono comparsi i primi organismi unicellulari che si nutrivano di zolfo. Questi fossili, i più antichi del mondo, sono stati studiati da un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford in collaborazione con la University of Western Australia, e recentemente presentati su Nature Geoscience.

Ricapitoliamo, questi fossili probabilmente rappresentano il punto di partenza, oggi sulla Terra abbiamo censito 1,2 milioni di specie e dobbiamo arrivare a circa 10 milioni, secondo Camilo Mora. Se pensiamo che per avere l’attuale esigua classificazione di 1 milione di specie ci abbiamo messo oltre 250 anni, cioè da quando il biologo Carl Linnaeus ha proposto quella che è la moderna tassonomia, circa 500 anni dovrebbero servire per completare il censimento sulla Terra. Ma intanto si guarda avanti: il Frozen Zoo a San Diego, coordinato dal genetista Oliver Ryder, è una banca di cellule epiteliali provenienti da oltre 800 specie animali, dove si intendono sviluppare e conservare cellule staminali delle specie minacciate di estinzione. Il progetto prevede l’utilizzo delle cellule epiteliali raccolta da animali ormai deceduti, indurne la pluripotenza (cioè farle tornare indietro, in termini cellulari), per poi differenziarle in spermatozoi. Questi gameti maschili, con l’inseminazione in vitro, potrebbero poi fecondare cellule uovo di animali viventi. Gli studi sono attualmente in corso, molte sono le difficoltà, ma ci sono già i primi due candidati: il mandrillo e il rinoceronte bianco. Il primo presenta diverse somiglianze genetiche con l’uomo, il secondo è tra le specie più minacciate di estinzione.

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